PASSAGGIO LIRA/EURO, SE SONO AUMENTATI I PREZZI LA COLPA E’ DI VIA XX SETTEMBRE

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La mancanza di controlli nella fase del change over è stata senza alcun dubbio la causa prima degli aumenti ingiustificati dei prezzi che hanno danneggiato i consumatori e rallentato la propensione al consumo. La prova: il boicottaggio di tutte le iniziative messe in piedi dal centrosinistra per il monitoraggio dei prezzi e la difesa del cittadino

articolo di Giandomenico Pasquini

Mentre si sta avvicinando il quarto anniversario della nuova moneta che ha cambiato tanta parte della nostra vita quotidiana – con una inevitabile rivisitazione della scala di valori individuali, e con l’acquisto spesso faticoso di una familiarità con i calcoli di conversione/arrotondamento e l’uso dei centesimi – vale la pena di interrogarsi su quella che è stata la vera causa degli aumenti spesso ingiustificati di prezzi registrati nella fase di change over.


L’euro e la crescita dei prezzi al consumo

Una delle critiche più frequenti mosse nei riguardi dell’euro è di aver contribuito a rialzare i prezzi causando un impoverimento generalizzato. L’euro, costituito da centesimi e da monete metalliche di elevato valore, avrebbe influito negativamente sulla politica dei consumi determinando una contrazione della propensione agli acquisti.
Ma è troppo facile dire che se alcuni prezzi sono aumentati, è tutta colpa dell’euro e di chi lo ha voluto. Come si fa a disconoscere che all’epoca non sono state adottate le dovute precauzioni per assicurare la stabilità dei prezzi e la corretta applicazione della regola di conversione e arrotondamento? Perché subito dopo le elezioni politiche del maggio 2001, vinte dal centro-destra, non si è dato seguito alla proposta, formulata dal centro-sinistra, di istituire un Osservatorio per il monitoraggio sui prezzi? Per quale motivo, a elezioni terminate, chi ha assunto la responsabilità della campagna di comunicazione sull’euro non si è preoccupato di riproporla?  
Si è pensato a chiudere la stalla dopo che i buoi erano usciti. Solo a fine 2003  sono stati istituiti a livello locale appositi Osservatori che, composti da rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori, delle imprese, del commercio, dei servizi e dei lavoratori dipendenti, avrebbero dovuto vigilare sulla efficienza della rete distributiva e della filiera produttiva sotto il coordinamento di un Osservatorio nazionale istituito presso il ministero delle Attività Produttive. Tutto molto interessante. Peccato però che sia stato pensato fuori tempo massimo e a distanza di anni dalla raffica di aumenti che si sono abbattuti sui consumatori.

Il vantaggio di conoscere il problema
Se invece ci si fosse mossi in anticipo, applicando già dal geennaio 2002 la proposta dell’Osservatorio, si sarebbe dato “valore aggiunto” a una campagna di informazione che aspettava soltanto di essere proseguita con le stesse modalità che avevano già dato ottimi risultati. E le iniziative in questo senso erano state molte. Si pensi al Villaggio Euro, la tensostruttura itinerante che dal 2000 al 2001 ha fatto il giro dell’Italia offrendo a tutti i cittadini, giovani e meno giovani, la possibilità di familiarizzare con la nuova moneta, di toccare gli euro, di vedere come erano fatti, di cambiare le proprie lire e ricevere in cambio un kit con facsimile di euro per acquistare prodotti veri. Oltre tutto è stato il primo esperimento in Europa di pagamento effettivo in euro con un anticipo di più di un anno sulla scadenza fissata del 1° gennaio 2002. Un altro strumento fondamentale è stato l’Eurològo, il marchio di garanzia nato da un accordo sottoscritto dalla Commissione europea con le associazioni dei consumatori, del commercio, turismo, piccole e medie imprese. Un logo unico ed esclusivo che comportava, per gli esercizi commerciali aderenti all’iniziativa, impegni precisi sulla doppia indicazione dei prezzi in lire e in euro, la corretta applicazione del tasso di conversione e la regola di arrotondamento. Per non parlare della newsletter “Dalla lira all’euro” che dal 2000 ogni quindici giorni offriva informazioni utili e puntuali sullo stato di adeguamento all’euro nella Pubblica Amministrazione, nelle imprese, nelle aziende, nelle scuole e in altri settori vitali per l’economia del Paese.

Il buio oltre la siepe
Che fine ha fatto tutto ciò? Del Villaggio Euro, dopo l’ultima tappa che ha visto protagonista nell’aprile 2001 la città di Pontassieve, se ne sono perse le tracce. L’accordo Eurològo, ed è questa l’unica spiegazione possibile, non deve essere stato adeguatamente promosso e valorizzato tra le associazioni di categoria se è vero che i prezzi, dal 1° gennaio 2002, sono aumentati in maniera generalizzata e ingiustificata. La newsletter, dal settembre del 2001, non è stata più pubblicata ed è stata sostituita da un altro prodotto targato Mondadori (avete letto bene! nde) che non aveva comunque la stessa efficacia. 
Tempo fa il ministero dell’Economia e delle Finanze, replicando a una osservazione mossa dal presidente Prodi, secondo cui gli inconvenienti verificatisi in fase di passaggio alla moneta unica potevano essere evitati se avesse funzionato il Comitato Euro, precisava che “l’ufficio (cioè il Comitato Euro n.d.r.) costituito presso il Tesoro dai governi di centrosinistra, ha funzionato: con lo stesso programma, con la stessa impostazione, con lo stesso personale, con lo stesso dirigente responsabile identificati dai governi di centrosinistra”. “Per suo conto, il nuovo governo ha affidato la responsabilità politica del Comitato Euro al professor Vito Tanzi, sottosegretario al MEF ed uno dei massimi esperti internazionali di finanza pubblica”.

Il Comitato Euro e il Gruppo redazionale Eurodesk
Anche in questo caso l’affermazione va corretta. All’interno del Comitato Euro vi era una struttura (e questo il Ministero non lo dice) che aveva il compito di ideare e organizzare le iniziative di comunicazione sulla moneta unica europea. Di conseguenza se è vero che il Comitato Euro, costituito con il compito di coordinare tutti gli interventi necessari all’introduzione dell’euro nel sistema economico e nell’ordinamento giuridico italiano, ha funzionato e davvero bene dal punto di vista tecnico con lo stesso dirigente responsabile, identificato peraltro dai governi di centrosinistra, è altrettanto vero, però, che la capacità di quella task force informativa è stata depotenziata e destrutturata in un momento topico. Non è un caso che sia stata trasferita, subito dopo le elezioni politiche del 2001, nei locali di un altro edificio di proprietà del ministero per fare posto all’entourage di un vice ministro. Ma è ovvio che dietro quell’abile stratagemma si nascondeva il fatto che le strategie di comunicazione sull’euro erano cambiate rispetto a chi le aveva pensate a difesa del cittadino.

Ma il cattivo esempio è venuto proprio da Tremonti
Se la regola di conversione e arrotondamento è stata applicata in modo non corretto, determinando aumenti generalizzati e ingiustificati dei prezzi, è evidente che qualche controllo in più doveva e poteva essere effettuato. Purtroppo è avvenuto il contrario se è vero che tra gli esempi di cattive pratiche figura il ministero delle Finanze (per la verità non il solo) che, sul versante degli arrotondamenti, ha portato dal 2002 la giocata minima di superenalotto, totocalcio, totosei e superbingo da 1.000 lire a 1 euro cioè a 1.936,27. Da tutto questo emerge una sola semplice constatazione: se chi è istituzionalmente preposto a far rispettare le regole è il primo a non aver dato il buon esempio è sensato concludere che altre categorie si siano sentite autorizzate a fare altrettanto. Questo spiega gli aumenti ingiustificati dei prezzi che hanno contribuito, in occasione del passaggio all’euro, ad assottigliare il portafoglio dei consumatori e ad alimentare un diffuso malcontento contro la moneta unica europea.

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