PAROLA DI GICIEMME. SETTE ALLIEVE DONNE ALLA NUNZIATELLA E’ DAVVERO UN PROGRESSO?

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(26.11.09) Ex allievi dell'Accademia militare della Nunziatella, a Napoli, hanno accolto con i fischi le ragazze che hanno prestato giuramento per la prima volta come allieve della scuola. Non perché siamo maschilisti, hanno spiegato, ma perché “vogliamo salvare le tradizioni”.  Questi fischiatori della Nunziatella proclamano “Non esistono donne allieve militari” così come i loro confratelli delle curve proclamano “Non esistono negri italiani”. La tradizione dei militari – che i fischiatori difendono – è quella delle guerre fatte dagli uomini, con le donne a fare le crocerossine. Sangue, bombe, e milioni di morti. Che adesso entrino un po' di donne in questi ingranaggi votati istituzionalmente alla distruzione insensata non può essere che un bene. Certo, la questione ha dei risvolti delicati, e si può anche essere di parere diverso pur stando dalla parte opposta a quella degli ex della Nunziatella. Ci sono diverse persone per le quali l'inclusione della donna in settori come quello militare è un regresso invece che un progresso. Il dibattito è aperto.
Lettera aperta a Miriam Mafai di Gian Carlo Marchesini

Gentilissima Miriam Mafai,
vorrei dirle che non condivido affatto l’entusiasmo con cui su La Repubblica  lei ha salutato la cerimonia del giuramento di sette donne all’Accademia militare della Nunziatella di Napoli. Certo, non mi riconosco per questo nei fischi con cui alcuni ragazzi le hanno accolte nel corso della cerimonia.
Le due posizioni – fischiare o applaudire –  non sono le mie, né le sole possibili. Che “un’antica esclusione delle donne sia venuta a cadere”, perché, del resto, “le nostre ragazze  da tempo operano nelle forze armate e nell’esercito e sono presenti anche nei teatri di guerra”, come lei soddisfatta ricorda,  non mi rallegra né rassicura. Non c’è lì evidente un pensiero e uno schema per i quali è il percorso maschile a convalidare per tutti/e senso e orizzonte, e quindi la donna deve soltanto adeguarsi? E’ la partecipazione universale alla guerra che conferisce dignità, o invece il suo rigetto e rifiuto?

Estremizzando, ma poi non troppo: forse che la donna soldato che si fa immortalare ad Abu Graib mentre partecipa alle torture e tratta come cani altri esseri umani perché nemici, esprime il punto più alto possibile dell’attuale emancipazione femminile?  Gli uomini di buona volontà sono chiamati a rompere con certi dis-valori e cattivi modelli (l’ideologia della mascolinità, la retorica della patria, del nemico e dell’onore, della virilità muscolare arrogante): ma se poi devono anche fare i conti con donne di prestigio sociale e chiara fama democratica che invece sostengono che debbano essere le donne a fare propri schemi e modelli analoghi, perché in ciò consiste la loro emancipazione, allora l’approdo a modelli e comportamenti alternativi validi per tutti, uomini e donne, si fa ancora più difficile, incerto e complicato.   Insomma, siamo tutti contrari sia al burqa annientante che alle comparsate delle veline discinte nelle trasmissioni televisive: ma costituisce alternativa di grande emancipazione stringersi nella “bella divisa blu della Nunziatella” ?

Cara signora Mafai, mi permetta di non seguirla in quello che io intendo come il precipitare in troppo facili e regressivi entusiasmi.
Suo        
Gian Carlo Marchesini

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