PALLONE TRUCCATO, SERVE UNA CURA DA CAVALLO ALTRIMENTI SI PUO’ CHIUDERE

articolo

Su
questa rivista, nel quadro di un’analisi sui
debiti
(fiscali e non) delle società di calcio, il nostro
Gino Nobili faceva di recente alcune proposte per riformare un settore
gestito, a suo avviso, in maniera immorale e fallimentare. Purtroppo gli ultimi
avvenimenti gli hanno dato ragione, mostrando quanto estesa fosse la
rete di contatti e collusioni organizzata dal grande manipolatore
Moggi. Personaggio che si dava del tu con almeno due ministri (“caro
Domenico”, “caro Beppe”) che gli chiedevano favori leciti e forse anche
illeciti e che addirittura veniva chiamato da un
Procuratore della Repubblica per “ammorbidire” con biglietti omaggio un
collega magistrato incaricato dal ministro della Giustizia di
ispezionare il suo ufficio. Cose da
non credere. Con il contorno di commentatori televisivi esagitati, a
volte comprati, e di tifosi criminali – vedi le bombe lanciate negli
uffici di Lotito – lusingati, anziché essere perseguiti, dal potere
politico. Tanto da indurre a domandarsi se si tratta di un mondo che
esprime il peggio della nostra società o che è, viceversa, lo
specchio della sua vera essenza. Oggi che la cronaca giudiziaria
spinge molti a sostenere le medesime tesi di Gino Nobili (è una coincidenza, ma ci fa piacere, quasi rileggere
Nobili in Zucconi su Repubblica.it), il nostro collaboratore torna
sull’argomento con alcune proposte. Drastiche, quanto necessario. 
di Gino Nobili
Carpe diem, cogli l’attimo. Ancora non ha avuto
l’incarico, e già Prodi ha sul piatto d’argento l’occasione di
riformare il settore dell’economia e della società a cui gli
italiani tengono di più: il Pallone. Si dirà “non è di sua competenza”,
ma quanto l’area che si respira a partire dalla linea politica del
Paese influenzi ben oltre il raggio d’azione diretto si è fin troppo
bene visto negli anni del berlusconismo. L’occasione per il primo
segnale di inversione di rotta è grossa. Un delitto perderla.

Urge pulizia globale

E infatti Fassino ha già tracciato la linea: regole di mercato "vere",
ripensamento dei diritti tv e della loro distribuzione, classe
arbitrale imparziale, giustizia sportiva autonoma dalle federazioni.

Guido Rossi commissario straordinario della Federcalcio dopo le
dimissioni di Carraro (l’uomo delle centomila stagioni, da Presidente del Milan
a Sindaco di Roma…) è un primo importantissimo passo: ex indipendente
di sinistra, è stato a capo della Consob e soprattutto è il padre della
normativa antitrust. Può fare bene: si può ragionevolmente immaginare
che, dopo aver commissariato l’AIA (l’associazione arbitri, primo atto
urgente dovuto), pretenderà di mettere il naso nei bilanci, e di fare
fuori tutte quelle società che non li hanno in ordine. E già questo
potrebbe fare impallidire, in quanto a conseguenze, l’inchiesta sulle
intercettazioni, allarmare ben altri che i tifosi delle sole Juve,
Milan, Lazio e Fiorentina.

Il fatto è che, come a suo tempo per tangentopoli, in pochi possono
tirarsi fuori dalle responsabilità, tifosi inclusi, e in troppi lo
fanno. E’ il meccanismo del “capro espiatorio”, in cui si
consustanziano le colpe di tutti, sacrificato il quale siamo di nuovo
tutti puri e innocenti come neonati. Troppe monetine su Craxi, troppi
striscioni su Moggi, per non temere che il popolo dei calciofili non
stia in realtà per prepararsi alla catarsi superata la quale
appoggiarsi al demiurgo prossimo venturo che gli consenta di riprendere
con le vecchie abitudini malsane, con l’irresponsabilità di sempre…

Il sistema Berlusconi: soldi soldi soldi, e chi non ce li ha li trovi. Non importa come

Berlusconi poi nel discorso c’entra anche più direttamente che come
semplice evocazione esorcistica di un suo emulo prossimo venturo: è
infatti lui, come lo stesso Moggi ha dato ad intendere nei suoi primi
interrogatori, il principale responsabile della situazione attuale del
calcio italiano. Non lo dico per la smania di colpevolizzare sempre e
comunque il Caimano, lo dico da milanista, qual’ero da bambino e fino
al 1986, data dell’avvento del Cavaliere a Milanello e del mio (oltre
che di Rivera!) allontanamento dal Milan e dal calcio.
Non era alle
viste il suo impegno politico ma era sotto gli occhi di chi voleva
vedere che la massiccia iniezione di miliardi, allo scopo di costruire
una rosa grande e forte il doppio delle altre, avrebbe costretto chi
voleva confrontarsi col Milan allo stesso doping finanziario e/o ad
altri mezzucci più o meno legali. E infatti, a parte il Napoli di
Maradona (ma lui era di un altro pianeta, e comunque dopo si è visto il
Napoli che fine ha fatto…), il Milan di Sacchi perse solo per
l’idealismo del suo coach tre titoli che doveva dominare, e poi si
instaurò il Sistema: dal 1992 l’albo d’oro del calcio italiano recita
solo Milan e Juventus, con l’eccezione di Lazio 2000 e Roma 2001, che
però hanno pagato lo sforzo andando sull’orlo del fallimento (e con
regole davvero di mercato l’avrebbero superato, l’orlo…).

Adesso l’ex premier come da Vangelo (ma lui probabilmente è davvero
convinto, di essere senza peccato…) è il primo a gettare il sasso per
la lapidazione del capro: addirittura vuole indietro due scudetti! Ma
quello dell’anno scorso non potrà riaverlo a norma di regolamento, e
per quello di quest’anno delle due l’una: o si parla solo del
2004/2005, e allora anche la Juve di quest’anno non si tocca, o si
parla anche del 2005/2006, e allora non è solo la Juve a rischiare….

Se artista è colui che con una felice sintesi riesce ad esprimere
concetti che altri eventualmente raggiungono per vie molto più
tortuose, Marco Travaglio, oltre che un giornalista, è un artista: non
sapevo come definirmi, come milanista, e lui mi ha illuminato,
autodefinendosi da Fabio Fazio “juventino in sonno dall’inizio dell’era
Moggi”. Ecco: se è vero che il calcio era già in crisi di disaffezione,
enormemente accentuatasi in questi giorni, allora sono tanti gli
sportivi che potrebbero “svegliarsi” se si approfitta dell’occasione
per fare le cose per bene.

Un mondo nuovo forse è possibile. Ecco come

Svegliarsi. Come il dormiglione di Woody Allen, aprire gli occhi dopo vent’anni su un mondo nuovo. Un mondo calcistico in cui:

  • ci sono sedici squadre di lega A con una, massimo due
    retrocessioni nella lega B (non importa come organizzata, ma la
    selezione per la prima lega deve essere durissima, dentro il campo e
    fuori: una commissione della lega A deve fare le pulci ai parametri di
    ogni “proposta alla promozione” di lega B prima di darle la franchigia);
  • è vietata per le società di calcio la quotazione di
    borsa, al massimo si potrebbe studiare la quotazione della lega A
  • è parimenti vietato che chiunque ricopra cariche o detenga quote
    di società calcistiche abbia partecipazioni significative in
    nessun’altra società extracalcistica – se uno vuole contribuire col
    proprio patrimonio deve farlo sotto forma di donazione;
  • la lega A tratta i contratti televisivi, e divide i compensi con le affiliate in parti uguali;
  • sono vietate le sponsorizzazioni alla singole squadre: si
    sponsorizza la Lega, il campionato, e altre cose comuni, ma è la Lega
    che divide i proventi come al punto precedente;
  • viene stabilito un tetto salariale per ciascuna squadra, in linea
    con il proprio bilancio (ma i bilanci non saranno più così diversi
    l’uno dall’altro, visto i punti precedenti), e gli sforamenti sono
    proporzionalmente puniti dalla stessa Lega,
  • viene varato un campionato giovanile su base regionale da cui le
    squadre di lega A devono obbligatoriamente attingere per metà dei nuovi
    contratti (o altra quota significativa: significa che se voglio
    comprare 4 campioni da altre squadre devo anche contrattualizzare 4
    giovani nuovi, e il tutto DENTRO il tetto salariale che ho) – in
    alternativa si potrebbe affidare proprio alle leghe sotto la B questa
    funzione, obbligandole a organici composti per due terzi da under 21;
  • la lega A ha suoi organi societari responsabili,
    necessariamente disgiunti da quelli di ciascuno dei suoi affiliati, e
    decide con autonomia se e come sanzionare le squadre che non rispettano
    i propri parametri, d’altronde è escluso in ogni caso ogni
    provvedimento legislativo che si intrometta in alcun modo nella vita
    delle società una volta approvata (urgentemente, se possibile) la normativa
    generale.

Qualche anno di Purgatorio è indispensabile

Questo il quadro da delineare (ovviamente in modo molto più dettagliato) adesso che “il ferro è caldo”.
Una cura da cavallo che significa, certo, meno sogni di grandeur, meno
Coppe dei campioni a cui partecipare. Ma siamo realisti, sono cose che al
momento non ci possiamo permettere, se non barando. Proviamo a
rientrare nei nostri limiti almeno per qualche anno, per poi poter
ricominciare. Se si perde questa occasione, in cui la squadra con più
tifosi e più titoli del calcio italiano è finita nella polvere, non
credo ce ne saranno altre. Il Governo Prodi non deve aver paura di aver coraggio.

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