NEW YORK: OBAMA OK MA ADESSO COMINCIA IL DIFFICILE

(19.11.2008) Il giornalista Stefano Spadoni, autore dell'ormai famoso “Vado a Vivere a New York” recentemente ripubblicato in una nuova edizione da Stevensword – libro cult per chiunque, come turista o possibile migrante, sia interessato a familiarizzare con usi e costumi della Grande Mela – ha anche creato una rete telematica di contatti americani e non (stefanosnetwork.com) tramite la quale è in grado di cogliere in tempo reale gli umori della città. Come all'epoca del crollo delle Torri gemelle, quando riuscì a dare in diretta minuto per minuto le notizie sugli sviluppi drammatici dell'attentato. Ci è sembrato perciò la persona più indicata per aiutarci a capire meglio come viene vissuta a New York la vittoria di Obama e come si pensa che il nuovo Presidente dovrebbe gestire la politica americana nel prossimo futuro  
Intervista di Antonio Venier

L'elezione di Obama, che anche commentatori per solito prudenti come il saggista Paul Berman hanno definito “un evento di portata monumentale che può essere compreso solo in rapporto alle altre pietre miliari della nostra storia come la rivoluzione americana, la nascita della costituzione,  la guerra civile”, ha suscitato reazioni favorevoli – spesso addirittura entusiastiche – in gran parte del pianeta. Ci piacerebbe però sapere come questa vittoria è stata vissuta a New York, la metropoli che rappresenta per noi, più che Washington e Chicago, il centro della vita e della cultura americane. Tu che vivi là, puoi dirci come ha accolto questa vittoria e cosa ne pensa  il newyorkese medio?

E’ per tutti anche qui un evento storico per il fatto che è il primo presidente di colore. Inoltre New York è una città a larga maggioranza democratica per cui si è festeggiato come si fa in Italia quando vince la nazionale: la gente è uscita in strada fino a tarda notte e in molte zone le auto hanno dovuto rallentare per sfilare in mezzo ad ali di folla festante. Niente bandiere, ma al loro posto ritratti e distintivi di Obama,
In realtà non si festeggiava una vittoria in un campionato ma l'acquisto di un giovane, famoso centravanti che promette miracoli.

Vuoi dire che Obama è stato scelto soprattutto per il carattere carismatico della sua personalità?

La sua personalità, più che il suo programma, ha inciso sicuramente sul risultato. Dal 20 gennaio però si cominceranno a giocare le vere partite sul campo dove bisogna segnare dei goal e vincere un campionato. Nel quale le altre squadre si chiamano crisi economica e terrorismo.
In fondo Obama assomiglia molto più nell’immaginario collettivo ad una rock star che ad un politico ma la fiducia che possa risolvere tutto è molto diffusa anche se in fondo nessuno sa bene quello che ha fatto fino ad ora.
Si è votato puntando sul nuovo, sul futuro e soprattutto contro il fallimento Bush: non per la guerra in Iraq (con solo quella sul tavolo avrebbe vinto McCain), ma per la crisi economica scoppiata – per Obama – proprio al momento giusto.

Che ruolo hanno giocato i media nella sua elezione?

I media sono stati largamente dalla parte di Obama, non solo sostenendolo ma attaccando gli altri candidati anche durante le primarie per distruggerne l’immagine personale.
Anche a proposito della crisi molti media hanno soffiato sul fuoco da molto prima che scoppiasse – perché la crisi faceva comodo per battere McCain – arrivando a terrorizzare letteralmente la gente. Potrei citarti casi di milionari in dollari che hanno tagliato le loro uscite la sera a cena! Ora che il risultato di questa voluta drammatizzazione è stato ottenuto è difficile però  ridare fiducia al mercato quando tra l’altro molta gente non vuole vengano dati aiuti alle imprese perché capisce che alla fine sarà tutto un mangia mangia e teme che l’America diventi più simile ad un paese socialista che ad uno capitalista.

Che strada prenderà ora Obama?

Al di là del suo programma, Obama è un mistero per molti. Da senatore era considerato il più a sinistra del Senato degli Stati Uniti, ma è noto che spesso un presidente, una volta in carica, governa diversamente da quanto il suo profilo politico potrebbe far presumere. Se vuole assicurarsi la rielezione nel 2012 dovrà presentarsi probabilmente come un moderato e un unificatore.
Obama governerà con il Congresso in mano ai democratici per cui nessuno, tolto loro, gli potrà rendere la vita difficile almeno per i primi due anni fino alle prossime elezioni.
Obama può fare praticamente ciò che vuole e può decidere di essere ciò che vuole. Anche rompendo con il proprio passato, vero o presunto. Il paese gli dà fiducia come è giusto che sia.
E' il nuovo presidente degli Stati Uniti e a lui va il merito di aver portato i giovani alle urne, suscitato speranze, affascinato gli elettori e saputo condurre una campagna moderna e vincente. Ora può mettere in pratica le sue strategie per risolvere la crisi.

Quali si pensa a New York dovrebbero essere le priorità di Obama?

Sicuramente l’economia, più del terrorismo. Dopo 7 anni di Bush durante i quali non ci sono stati attacchi terroristici negli USA e con l’Iraq almeno in parte pacificato, il problema n. 1 per l’americano medio è la preoccupazione per il futuro in termini di salario e fondo pensione.

Cosa si pensa della frase di Berlusconi sull'abbronzatura di Obama (c'è stato anche un Forum sul New York Times)?

Dipende dalla parte politica a cui si appartiene. Per i democratici che sono politically correct è un insulto o comunque una gaffe, per gli altri solo una battuta.

Come sta vivendo la crisi New York?

New York è profondamente legata all’andamento della Borsa e quindi sta soffrendo. Nel settore ristoranti si parla di un calo medio del 25% e molti arrivano al 75% di minori presenze. Ma la città resta viva e certo il clima non è quello che viene descritto da alcuni media in giro per il mondo.

Molti italiani che se lo potevano permettere, tra cui anche il leader del PD Veltroni,  hanno comprato appartamenti lì da voi, che ne dici?

Oggi il prezzo delle case è in discesa e può essere un affare. Attenzione però ai costi di condominio e agli importi delle tasse che sono alti.

Qual è il problema più grave che credi abbia Obama oggi davanti a sé: le guerre? il terrorismo? la crisi? dare a tutti gli americani il senso della nazione, come ha detto nel discorso di celebrazione la notte della vittoria?

La crisi economica potrebbe secondo alcuni seguire il normale ciclo economico e rientrare tra circa 9 mesi, un anno. L’entusiasmo popolare e l’appoggio incondizionato della stampa aiuteranno moltissimo Obama a superare le crisi interne. Tra l’altro il partito repubblicano è sbandato, alla ricerca di una propria linea e di nuovi leader, per cui molti tra i suoi esponenti potrebbero addirittura disertare in previsione di 8 anni di Obama e di altri 8 – è una battuta ma non tanto – di… Michelle Obama.
La vera incognita è la politica estera. Cosa accadrà se la Russia deciderà di riannettersi direttamente o indirettamente gli Stati che erano parte dell’Unione Sovietica o se la Cina deciderà di fare lo stesso con Taiwan? Poi c’è la polveriera Medio Oriente con l’Iran che sicuramente arriverà a dotarsi di armi nucleari (e così la Corea del Nord).
Altra variabile il terrorismo che si è probabilmente astenuto da attacchi sul territorio americano per non dare un vantaggio ai repubblicani e per le leggi speciali volute da Bush che hanno reso queste azioni più difficili.
Obama ha votato con Bush per provvedimenti come quello che di fatto ha permesso le intercettazioni (non consentendo cause contro le compagnie telefoniche che le hanno realizzate) ma ha dichiarato che vuole chiudere Guantanamo anche se non si capisce cosa vuol fare dei prigionieri.
Dando per scontato che comunque l’economia si riprenda entro un anno, queste sono le variabili che nessuno può controllare e con le quali dovrà fare probabilmente i conti la sua presidenza.
E poi c’è l’Afghanistan che potrebbe diventare in futuro il prossimo Vietnam.
 
Obama ha vinto, ma chi ha perso?

McCain, naturalmente, ma come individuo che crede nel fatto che tutti gli esseri umani sono creati uguali e come promotore qui a New York di numerose iniziative a favore delle donne che lavorano, mi sento di dire che le vere sconfitte sono proprio le donne americane.
Gli americani, incluse le appartenenti al sesso femminile, hanno dimostrato di essere pronti per un presidente di colore (il che è un'ottima cosa), ma non ancora per una donna alla Casa Bianca, tanto che gli attacchi anche pesanti contro Hillary Clinton e Sarah Palin da parte della stampa sono stati condonati senza fiatare.
Ad esempio, in un paese come gli Stati Uniti dove è un reato anche solo mostrare un nodo scorsoio in presenza di persone di colore (perché può alludere alle impiccagioni e ai linciaggi del passato), un elettore di West Hollywood ha decorato la propria casa per Halloween con un manichino di Sarah Palin impiccata. Veramente un brutto gesto.

Sei un sostenitore di Sarah Palin?

No, sono un sostenitore del diritto delle donne all'eguaglianza. Se invece che con il manichino della Palin quel gesto fosse stato fatto con uno di Obama, il suo autore sarebbe stato accusato di istigazione all'odio razziale e arrestato dal servizio segreto.
Ma si trattava di Sarah Palin, una donna, e dunque era permesso. Contro di lei hanno realizzato anche un video porno con una sosia; l’hanno attaccata non sulle idee ma sul costo dei vestiti che il partito le aveva dato in uso – non è ricca come gli altri candidati e ha una famiglia numerosa. Tutto questo perché non sembra esistere un reato di istigazione all'odio contro le donne.
Sotto l'ottica di chi considera la razza come un fattore fondamentale dell'essere umano, l’elezione di Obama è sicuramente un risultato dovuto da tempo e che sancisce in modo formale il diritto delle persone di colore, che rappresentano circa il 13% della popolazione, di avere finalmente un Presidente della loro razza.
Personalmente però, se vogliamo seguire quest’ottica, avrei preferito una donna di colore, perché non si può dimenticare che le donne, che hanno ottenuto il diritto di voto a livello nazionale dopo le persone di colore e rappresentano il 51% della popolazione, non hanno mai avuto un Presidente e nemmeno un Vice Presidente donna.
Si sarebbe gridato al razzismo se Obama non fosse stato eletto, ma nessuno oggi, nemmeno le femministe, grida al maschilismo perché ancora una volta non ci sono donne alla White House.
E se le persone di colore hanno votato al 95% per Obama, le donne durante la campagna elettorale non hanno certo votato al 95% per le loro candidate. Anzi molte sono state critiche delle candidate donne contribuendo a determinarne la sconfitta. Una comica bianca ha persino minacciato di “far stuprare” dai suoi amici di colore Sarah Palin se avesse osato venire a New York. E come dice una mia amica: "Ma hai visto Obama quanto è carino?”
Emblematiche del modo in cui Barack Obama e Sarah Palin siano stati trattati nel corso della campagna elettorale sono le T-shirt esposte in bella vista in tutte le vetrine di una grande catena di New York: lui con il viso sorridente e alle spalle il profilo di Martin Luther King, lei raffigurata (riprendendo un'infelice battuta dello stesso Obama) come un maiale con il rossetto. Il messaggio – e la scelta di campo – erano sin troppo evidenti.
 
Ritorniamo, per concludere, a New York e alla crisi. Che aspetto ha in questi giorni Wall Street?

L’incertezza del lavoro è quello che domina la mente della gente. Tutti aspettano il 20 gennaio per ciò che farà Obama, molti sono spaventati dal fatto che l’America, grazie al forte debito estero e ai crescenti investimenti stranieri, stia perdendo la propria indipendenza economica.
 
Infine: come si preannuncia il Natale?

Meno acquisti, risparmi sui regali, soprattutto poche nuove auto. E purtroppo anche meno turisti. Fortuna che il prezzo del petrolio è sceso e aiuta.

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