L’UNIONE VINCE CON SCARTO ESIGUO ANCHE AL SENATO. MA SI PROSPETTANO TEMPI DURI PER IL NUOVO GOVERNO

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"È stato solo alle due e mezzo di notte che la lunga, lunghissima
giornata elettorale è finita e Prodi è potuto salire sul palco di
piazza Santi Apostoli a Roma sventolando la bandiera italiana per
salutare la vittoria dell’Unione: 340 seggi alla Camera contro 277
della casa delle Libertà e un pareggio al Senato, con 155 seggi
assegnati agli azzurri e 154 all’Unione". Così l’Unità, il quotidiano
dei Ds, che titola "L’Italia ha voltato pagina: Camera, vittoria.
Senato, pari".

Ma nelle ultime ore la situazione è ancora cambiata, e al momento in
cui scriviamo – ore undici di martedì 11 marzo – il Centrosinistra risulta in vantaggio anche al Senato
grazie ai voti degli italiani all’estero. Si viaggerà dunque –
considerati anche i senatori a vita – con una maggioranza di
6-7 voti al Senato, 70 alla Camera. Sufficienti per fare un governo,
pochi per dargli la forza di cui avrebbe bisogno. Nulla da dire, i numeri sono questi, e come sempre di fronte al
bicchiere riempito a metà si può dire che è mezzo vuoto o mezzo pieno.
E l’esiguità dello scarto non sminuisce la vittoria, del resto Bush
governa l’America (e il mondo!) dopo essere stato eletto con un vantaggio minimo di voti,
oltretutto contestato fino all’ultimo dagli avversari come frutto di
brogli.

Però non c’è dubbio che i risultati sono estremamente diversi da quelli
che quasi tutti i commentatori si aspettavano. Non diciamo dopo gli
ingannevoli exit poll del pomeriggio di lunedì 10, ma anche prima, nei mesi e nelle
settimane precedenti la consultazione. Facendo leva sul vantaggio pesante
delle ultime elezioni regionali, sciolto come le ultime nevi di questa
incerta primavera. A destra si vanta la performance di Forza Italia e
la resistenza di Berlusconi, ma il risultato delle urne è la premessa
per un periodo di incertezza, peggio di fragilità politica che è
l’ultima cosa di cui il Paese oggi avrebbe bisogno.
A proposito di questi scenari del dopo voto ci permettiamo di citare quanto abbiamo scritto nel nostro libro sulla
comunicazione politica "L’Innocente, il Guerriero, il Mercante"
pubblicato un mese fa, a metà marzo 2006.

"Uno sguardo al periodo del dopo elezioni, nel quale molte cose possono
accadere. Non ci occupiamo qui dei giochi più o meno sotterranei che
potrebbero spostare il quadro politico risultante dal voto attraverso
smottamenti di forze
borderline da uno schieramento all’altro. I
Mercanti e i Viandanti della politica sono già in movimento e si
possono immaginare degli scenari – neppure tanto di fantapolitica – in
cui le scelte degli elettori, quali che esse siano, possano essere
manipolate da intese in grado di produrre sbocchi un tempo impensabili,
come il revival di un grande centro o magari un baratto tra l’appoggio
alla devolution e un nuovo ribaltone. Il tutto reso più facile e forse
"obbligato" da una legge elettorale che con lucido cinismo ha decretato
la condanna del paese (con la possibile contrapposizione Camera-Senato)
a un destino di ingovernabilità costretto a sfociare in nuove elezioni
o in una plateale istituzionalizzazione del trasformismo."


Se siamo oggi in questa situazione
, se il vantaggio delle
regionali è
stato dilapidato, lo dobbiamo, oltre che a una perversa legge
elettorale (che peraltro in alcuni casi ha prodotto risultati contrari
a quelli che i suoi autori si aspettavano) soprattutto agli errori di
comunicazione
della sinistra, che ha lanciato messaggi poco comprensibili, non è
riuscita a farsi capire e apprezzare dagli incerti. Peggio, convinta di
vincere a mani basse ha fatto sfoggio di serietà (l’inasprimento del
prelievo fiscale per sanare il dissesto del bilancio) mentre
l’avversario ha fatto sfoggio di demagogia (la riduzione del prelievo
fiscale per solleticare le aspettative degli elettori). Il programma
troppo dettagliato e troppo vasto ha prestato il fianco agli attacchi
della propaganda avversaria, contro i quali i leader del centrosinistra
non sono stati in grado di apprestare difese adeguate: a volte cercando
di inseguire l’avversario sul suo stesso terreno con promesse
altrettanto demagogiche, a volte cercando di mostrare la demagogia
delle promesse altrui; senza risultare convincenti in nessuno dei due
casi.

Berlusconi è riuscito a condurre il gioco giorno dopo giorno con grande
arte istrionica, passando dal vittimismo alla tracotanza, dalla
volgarità alla fiaba. Distinguendosi fino all’ultimo per la sua
insofferenza delle regole perfino nel seggio elettorale, dove spiega
alla mamma come deve votare, e replica indignato allo scrutatore che
osa rimproverarlo (Voi siete quelli che non sapete voler bene – No,
Eccellenza, noi siamo quelli che vorrebbero un paese in cui a
cominciare dal Capo del governo si rispettino le regole).
Un Berlusconi
adorato dai tanti italiani che vivono sulle piccole furberie, che credono
che le leggi siano fatte per essere osservate solo quando ci fa
comodo. Un Berlusconi che si proclama vittima un giorno sì e uno no
delle congiure dei comunisti, dei magistrati, della stampa estera.
Quest’ultima mai così unanime, perfino quella di destra, nell’augurarsi
la sua scomparsa dalla scena politica.

E si capisce il perchè. In tutti questi anni, davanti all’Europa, l’uomo
di Arcore e il suo entourage hanno rappresentato il volto peggiore
dell’Italia, l’Italia delle corna e delle volgarità da osteria,
l’Italia delle gag da avanspettacolo, l’Italia dei playboy da strapazzo
con il toupé e i tacchi rinforzati e insieme l’Italia dell’illegalità,
dell’ognuno per sé e Dio per tutti, del si arricchisca chi può e degli
altri chissenefrega.
Un’Italia che rappresenta il punto più arretrato,
il ventre molle dell’Unione. E che non contribuisce alla crescita del
sistema europeo, anzi la frena.

Del tutto disinteressato di ciò Berlusconi si è preoccupato di fare
leva sugli istinti di ingovernabilità, di renitenza alle regole del suo
elettorato. Si è crogiolato nell’insulto volgare di quelli che non lo
votano. Ha recuperato promettendo di tutto di più, dalle dentiere ai
viaggi gratis per gli anziani, dal ponte sullo Stretto all’abolizione
dell’Ici e della tassa rifiuti insieme a mille altre regalie da
finanziare con una fantomatica caccia alle evasioni. Promesse frutto
della disperazione, non credibili dalle persone sensate, e infatti il
suo elettorato gli ha creduto.      

Ecco alcuni dei messaggi entusiasti dei fan pubblicati sul sito di Forza Italia:

Filippo – Grazie per la forza, per la passione con cui hai affrontato
questi durissimi 5 anni di governo. Altri 5 con TE e con tutti voi!
Forza Silvio, Forza Italia

Gabriella2001 – Accusato, deriso, ingiuriato, odiato, perseguitato,
come mai NESSUNO, Presidente, hai il cuore dell’Italia con te.

Andrea – oggi in tribunale per la separazione mia moglie mi ha detto "solo su una cosa siamo d’accordo, VOTIAMO BERLUSCONI".

Con tanti auguri alla coppia disunita in tutto tranne che nella passione per l’uomo di Arcore, beati loro, il voto del 9 e 10 aprile
ha messo l’Italia in brache di tela. In una situazione economica che è
poco definire disastrosa il paese non sa neppure se il governo uscito
dalle consultazioni potrà contare su una maggioranza stabile. Non
vogliamo apparire troppo pessimisti, ma non possiamo nasconderci che presto molti nodi
prodotti dalla finanza creativa verranno al pettine. Già a cominciare dalla
prossima Finanziaria, che dovrà recuperare quasi un punto di rapporto
deficit-Pil. E ci sarebbe bisogno di mani forti, leader autorevoli,
programmi condivisi per affrontarli. Tutto il contrario dello scenario
di spaccatura frontale che questi due giorni di inizio aprile ci
hanno messo davanti. (Giancarlo Fornari)

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