LO SCORPIONE HA IL VELENO NELLA CODA

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(30.11.2009) Siamo davvero agli ultimi giorni di Pompei per la democrazia italiana? O sono eccessive le preoccupazioni di chi teme che dopo un eventuale plebiscito in suo favore l'uomo di Casoria possa progressivamente revocare le garanzie costituzionali, come avvenne in Francia dopo il Termidoro o a Roma dopo la sconfitta di Antonio a Filippi? Berlusconi, anche se lui è convinto del contrario, non è né Napoleone né Ottaviano Augusto, e tuttavia pericoli simili potrebbero anche non essere lontani. Una cosa comunque è certa: questo paese sta perdendo i pezzi e andando rapidamente alla rovina, se ne è accorto anche Galli della Loggia nel suo ultimo editoriale su Style.  E un manager importante come il Direttore della Luiss lo conferma scrivendo una accorata lettera aperta al figlio in cui lo invita a lasciare un'Italia ormai senza speranze. A Berlusconi  di questo non gliene può fregare di meno. Ecco un altro motivo – forse, a nostro avviso, il principale – per cui quest'uomo è tanto pericoloso.
articolo di Gino Nobili
 
Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: "se ti pungessi annegherei". La rana accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede "Perché?". Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde "È la mia natura"
Questa storia, non univocamente attribuita a Esopo, non è mai abbastanza citata, a proposito di gente come l'attuale Presidente del Consiglio.
 

Do atto al Direttore di riconoscere pubblicamente quando si dimostrano le mie doti vaticinatorie. Come successe con il PD, da tutti indicato come la panacea dei mali della sinistra e (quasi) solo dal sottoscritto bollato come un marchiano errore di calcolo politico che sarebbe miseramente fallito, adesso molti tra quelli che avevano sposato la linea veltroniana della non-demonizzazione del cosiddetto Cavaliere stanno capendo, sotto i colpi dell'evidenza dei fatti, che razza di pericolo per la democrazia sia il soggetto in questione.
Oggi adirittura c'è chi parla apertamente di un nuovo CLN, chi organizza partendo da Facebook una manifestazione nazionale per chiederne le dimissioni, ma non bisogna dimenticare che è ancora la linea ufficiale del PD un atteggiamento del tipo "se trattiamo, scendiamo a patti con lui, in parte lo neutralizziamo". Fu in base a questo pensare che, risalendo nel tempo, Veltroni gli fornì una spalla su cui appoggiarsi quando anche i suoi alleati lo avevano abbandonato, e prima D'Alema con la bicamerale gli regalò la patente di statista quando la Lega stessa (ci sono decine di articoli su La Padania) gli dava documentatamente del mafioso, e prima ancora la giunta elettorale dell'epoca convalidò la sua elezione nonostante già la sua candidatura fosse contraria alla legge vigente, in quanto concessionario di pubblico servizio. Tutti questi episodi macroscopici, più miriadi di altri minori, ricordano da vicino l'atteggiamento degli aventiniani verso Mussolini e quello del piccolo savoiardo ai tempi della marcia su Roma, quando anziché fare arrestare il duce e i pochi disperati che lo seguivano gli diede l'incarico di governo: si disse, molti uomini anche di eccelsa cultura dissero, che era il modo migliore di neutralizzarlo. Si è visto.

Un boss mafioso se lo è tenuto dentro casa per anni, e lo definisce pubblicamente un eroe anche se è oggetto di condanna definitiva. Il suo braccio destro e fondatore di Publitalia è stato già condannato, anche se per ora solo in primo grado, per concorso esterno in associazione mafiosa. E lui, che pubblicamente ha dichiarato "senza quest'uomo Forza Italia non esisterebbe", in una occasione pubblica tutta da vedere, oggi in un'altra occasione pubblica, quando finalmente sembra che stia per partire l'accusa per mafia per lui, si permette il lusso di mettere in scena un teatrino in cui autoironizza al punto di dire che lui i registi delle nove edizioni delle piovra li "strozzerebbe" perchè "non ci fanno fare una bella figura". Ora, questo può andar bene per la maggioranza (ma sarà ancora maggioranza?) di imbecilli che abboccano al suo carisma, ma a uno che si informi un minimo scatta un campanello, si fa un giro su Internet, e trova dove e da chi aveva già sentito la stessa invettiva contro lo stesso sceneggiato tv. Si tratta di Totò Riina alla sbarra, nel 1994. Ora noi non sappiamo se riusciranno a processarlo e se sarà condannato. Ma sappiamo che si esprime allo stessissimo modo del Capo dei Capi, per rubare l'appellativo ad altra fiction – come peraltro la Piovra – che è passata su Mediaset ad accreditare un'immagine romantica e consolatoria della mafia, che fa tanto comodo alla mafia vera, altro che danno…

Il nostro oramai non sorride più, ghigna. Ed è fortemente tentato di chiamare gli elettori al "con me o contro di me". Se lo fa, e vince, a chi non è disposto di vivere in regimi avallati dal popolo, che come dimostra il nazismo sono i peggiori, non resta che l'espatrio. Ma prima di ciò, occorre approfittare dell'occasione per una mobilitazione di ogni singolo elettore, a prescindere dall'ideologia, non disposto a consegnarsi mani e piedi a siffatto futuro. Se anzichè mobilitarci continuiamo a trastullarci nelle differenze all'interno della sinistra e magari pure all'interno del PD, saremo altrettanto colpevoli della definitiva scomparsa della democrazia in Italia. Tutto va bene, anche ricordare a Casini e Fini la favola dello scorpione, invitandoli a non impersonare la rana. Poi, liquidato politicamente, e magari imprigionato o anche solo esiliato il Papi, cominciamo faticosamente a ricreare una normale dialettica democratica…

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