LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE

(2.10.2009) Siamo tra quelli convinti che il presidente abbia diritto a dividere il suo letto, anzi il suo lettone, con chi gli pare, perfino con delle prostitute, magari facendoci anche sesso non protetto, come poi queste  raccontano. E' un problema suo, di sua moglie e della sua famiglia. E magari dei suoi medici e dei suoi psichiatri. Diventa però un problema nostro, come abbiamo già detto, quando invece di compensare  queste prostitute con qualche centinaio o migliaio di euro – non siamo bene informati sulle tariffe correnti – le fa mettere in lista per le assemblee elettive. Siamo tra quelli convinti che le trasmissioni della tv pubblica non siano spazi personali dei conduttori, teatrini di loro proprietà in cui costoro possono mettere in scena qualunque cosa gli passa per le testa, compresi penosi sketch sui cessi di Palazzo Chigi. Una testata giornalistica, cartacea o digitale o televisiva che sia, ha dei direttori e degli editori, non solo dei redattori o dei conduttori. Se il titolare di una rubrica di questa rivista un giorno vuole scrivere che i  nazisti tutto sommato non facevano male a cercare di ripulire il mondo dagli ebrei lo invitiamo a cercarsi un'altra sede per esprimere le sue idee. Questa non è censura, è un normale esercizio dei poteri-doveri  connessi ai diversi ruoli. Nel caso della televisione, e qui ha ragione Santoro, il problema è però l'altra eventuale sede: che oggi come oggi non esiste, perché Berlusconi le possiede tutte: o perché le ha create, o perché le ha usurpate, o perché le ha vinte al gratta e vinci elettorale. Ancora una volta, si dimostra che il problema al fondo di tutti i problemi che oggi ci ritroviamo, è il gigantesco conflitto di interessi in cui versa Berlusconi. Perché se si imbavagliano, con tutti i mezzi che si sta cercando di mettere in campo, quei pochi pezzi della tv pubblica che rifiutano di sdraiarsi di fronte al premier, la libertà di informazione è davvero a rischio nel nostro paese.
Ecco perché ha ragione chi, come ha fatto Luigi Cugliandro su controinformoperdiletto, invita a partecipare alla manifestazione per la libertà di stampa in programma a Roma per domani. Meglio muoversi prima che dopo – quando potrebbe diventare troppo tardi.  

articolo di Luigi Cugliandro

Domani 3 ottobre 2009 le persone che hanno a cuore il futuro di questo Paese saranno in piazza a manifestare per la libertà di informazione. Chi può, personalmente, chi non può almeno idealmente. Il momento infatti è cruciale:  l'Egocrate vacilla, i topi più furbi cominciano a scappare dalla sua nave, ma è proprio adesso che diventa più pericoloso. Egli infatti non è dotato neanche di quel minimo di senso dello Stato che spinse il suo compare a scegliere l'esilio, per cui allorquando la ggente – come accadde nel 92, ultima di tante volte – si troverà di fronte al baratro e quindi nella necessità di un capro espiatorio, la sua reazione sarà potenzialmente letale, e le avvisaglie già sono sotto i nostri occhi. E' nervosissimo, infatti, e non gli basta controllare quasi tutta l'informazione, pretende che ogni voce che non canti il suo coro sia taciuta.
 
Neanche il senso del ridicolo ferma i suoi sgherri, se arrivano a bollare come indecente una trasmissione televisiva che ospita una escort ospitata dal premier come se l'indecenza non fosse la frequentazione stessa con tanto di candidatura nel PdL a parziale pagamento. Ma perché possono permettersi questo assurdo logico, che non sarebbe perdonato a nessuno in nessun Paese civile e magari nemmeno in molti "incivili"? Perché l'animo profondo della nostra mai nata nazione è minato – in tutti noi, anche quelli che hanno abbracciato altre fedi o magari nessuna, come un tarlo – dalla mancanza del senso di responsabilità individuale, conseguenza di duemila anni di cattolicesimo e dominio papale. Molte cose serie sono state scritte a proposito, da Max Weber in poi, e certo non è questa la sede per ripeterle. Ma non dovrebbe essere difficile per ciascuno di noi riconoscersi nel bambino che, pizzicato con le labbra sporche di marmellata, indica la sorellina o il cane e dice "è colpa sua". Ragion per cui, come dopo un decennio di sciali condoni megaconcorsi megaaumenti e promozioni ottenute mediante l'aumento del debito pubblico dal 30% al 130% del PIL da un regime che in cambio rubava impunemente ci siamo svegliati tirando le monetine addosso al "solo responsabile", a maggior ragione stavolta, dopo un quindicennio di scudi fiscali condoni cartolarizzazioni megaappalti e subappalti possibili solo grazie ad alcuni brevi interregni di risanamento di governi di centrosinistra ovviamente impopolari, saranno in prima fila con la prima pietra in mano per primi quelli che hanno beneficiato maggiormente della sua nefasta azione di governo. Siamo insomma i campioni del mondo del predicar bene e razzolar male, del fate come vi dico ma non fate come faccio di zi' prete.
 
Ad esempio, c'è un attempato teologo tedesco che ne dice tante che ogni tanto per la legge dei grandi numeri una la deve pure azzeccare. Altrimenti, sarebbe Berlusconi. Peccato però che quelle che azzecca siano proprio quelle contraddette maggiormente dal comportamento suo e dell'istituzione che rappresenta:
  • qui dice che "c'è bisogno di politici credenti e credibili dediti al bene comune", ma in cambio dell'esenzione dell'ICI dei sussidi alla scuola privata dell'8 per mille eccetera eccetera lascia che da anni pasturi nel (e del) suo gregge un tipo che si dice credente e intanto è pluridivorziato, peccatore impenitente, e campione delle leggi ad personam – insomma, non dico una scomunica, ma un vaffanculo potrebbe pure mandarglielo…
  • in questa intervista semisdraiata strumentalizza il laico Havel per filosofeggiare sul concetto di libertà subordinandolo a quello di verità, sottintendendo ovviamente che quest'ultima è quella che afferma lui e la sua entità immaginaria per cui conto afferma di parlare…
  • ma anche quando parla di economia etica e responsabile e giustamente stigmatizza la finanza senza scrupoli che ha snaturato la funzione sociale del capitalismo, dimentica che se c'è un istituto bancario senza controlli senza trasparenza e al centro di tutte le schifezze degli ultimi trent'anni e passa di storia, compresi omicidi illustri forse financo di un suo predecessore, è proprio lo IOR ed è il suo.
 
D'altronde, si dicono cattolici praticanti tutti quei mafiosi ndranghetisti e camorristi vari che da sempre controllano almeno un terzo del territorio nazionale senza farsi scrupolo non dico di migliaia e migliaia di omicidi, che sarebbe logico per quanto esecrabile, ma financo della sopravvivenza stessa del territorio in cui vivono loro e vivranno i loro eredi. Leggete attentamente questo pezzo (e poi magari anche questo) del solito Carlo Bertani: c'è davvero da rabbrividire: viviamo in un territorio avvelenato dai criminali e dalle industrie del Nord loro mandanti (bisognerà ricordarsene se Bossi osasse spingere ancora sul bluff della secessione, nel presentargli il conto), e continuiamo a temere che lo zingaro o l'extracomunitario ci facciano la bua, grazie alla sempre più fitta impalcatura di menzogne che ci spacciano per informazione.
 
Tutto questo conferma che senza libera informazione, la democrazia non è che un'etichetta appiccicata alla meno peggio sul regime. Sentite Corrado Guzzanti in questo vecchio filmato, recuperato per il suo blog da Michele Diodati, e non fatevi più prendere in giro. Il 3 ottobre si manifesta. A Roma in piazza del Popolo alle 15e30 (organizza la FNSI, c'è anche un blog), ma anche su Facebook virtualmente, o se volete anche solo nel vostro cuore, ma non potete mancare: per la democrazia in Italia, è una delle ultime chiamate. Perchè cosa sia la libertà dobbiamo sentirlo dentro di noi, kantianamente, e non lasciarcelo suggerire da una qualsiasi autorità religiosa, anche se siamo credenti. Al limite, ci facciamo aiutare da Gaber:

la libertà non è star sopra un albero

non è neanche avere un’opinione

la libertà non è uno spazio libero

libertà è partecipazione.

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