LETTERA DAL FUTURO A UN AMICO LONTANO SUL FUNZIONAMENTO DI UN CIRCOLO DEL PARTITO DEMOCRATICO

(1.11.09) Dotato della capacità di viaggiare nel tempo, il nostro amico e collaboratore Giciemme si è spostato nel 2010 e, zelante come sempre nel suo attaccamento di neofita al partito democratico, ci ha mandato in copia una lettera in cui dopo avere accennato ai successi politici riportati dal partito dopo gli abbandoni di D'Alema, Veltroni e  Rutelli descrive in modo sintetico ma esauriente le splendide attività svolte dalla sezione cui è iscritto. Incredibile che questa rivoluzione sia successa, in poco più di un anno, nel nostro cinico e disimpegnato paese. E in un partito che tutti credevamo condannato alla scomparsa. Forse abbiamo davvero delle chances di non morire berlusconiani
Lettera aperta di Gian Carlo Marchesini

Carissimo, come ti avevo promesso ti invio una sintetica descrizione delle attività in corso nel Partito democratico. Come sicuramente ricorderai, oggi – 1° novembre 2010 – è passato poco più di un anno da quando si sono svolte le primarie per l’elezione del Segretario nazionale del Pd, con la grande partecipazione e il successo ottenuti. Non mi soffermo su eventi che tu ben conosci, come la brillante tenuta della sua carica di leader da parte di Bersani, peraltro facilitato da molti fortunati eventi, tra cui in primo luogo la partenza per Bruxelles di D'Alema, nominato nuovo ministro degli Esteri dell'Unione europea, e quella di Veltroni per l'Africa, nominato capo villaggio di una importante frazione di Timbuctù. Partenze che hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ai nostri adepti e ci hanno permesso di richiamare nel partito masse di simpatizzanti che ci avevano abbandonato.

Poi la fuoriuscita di Rutelli, Binetti e Dorina Bianchi, che ci ha fatto perdere un centinaio di voti ma ha fatto capire a tutti che possiamo essere cattolici senza essere fondamentalisti, e che il Vaticano può darci consigli ma non ordini. Così Bersani, mettendosi insieme a Fini alla testa di un forte gruppo trasversale di  parlamentari, ha potuto resistere vittoriosamente alle pretese del Cardinal Bagnasco, spalleggiato dai devoti Gasparri, Quagliarella e Casini, di inserire nella Costituzione un articolo 1-bis che dopo aver affermato solennemente le radici cristiane dell'Italia vietava il divorzio e imponeva la comunione domenicale a tutti, salvo i bambini fino a otto anni e i malati con regolare certificato della Asl. Respinto anche il tentativo dell'ex Governatore cattolico della Banca d'Italia, Fazio, di far ricamare a mano dalle Suorine della Divina Provvidenza su ogni banconota da cinquanta euro la scritta “Gesù ti guarda, pèntiti”.   
Ma c'è di più, perché sembra – noi non auguriamo il male a nessuno ma una notizia è una notizia – che le condizioni di salute del Cavaliere ultimamente non siano delle migliori. Dopo la scarlattina presa  durante il suo viaggio in Russia dell'ottobre 2009, pare che durante il suo ultimo viaggio in Thailandia, con sosta imprevista a Pathong l'ultimo giorno, si sia preso anche il morbillo, e nei successivi viaggi in paesi esotici altre malattie esantematiche difficili da diagnosticare. Sembra addirittura sia  stato visto, in una sua ultima fugace apparizione pubblica, con la faccia completamente blu, sintomo che Dagospia ha maliziosamente attribuito a un eccesso di Viagra, subito smentito da Capezzone che ha parlato di indigestione da Nutella. Fatto sta che il premier si fa vedere sempre meno in giro, e qualcuno dice che alle prossime politiche il candidato  del PDL sarà scelto da un ballottaggio tra Brunetta e Bondi. Il che, con tutto il rispetto per l'alta statura di questi personaggi, ci darà parecchie chances di vittoria nel confronto elettorale. Ma non vorrei precorrere gli eventi, questa lettera era destinata essenzialmente ad aggiornarti su quello che è successo nella sezione del Pd nella quale, in occasione delle Primarie, mi sono iscritto. Cose grosse, credimi.

Come era intenzione di molti tra quelli che si sono impegnati, la disponibilità a dare un contributo è continuata nel tempo in varie forme. La nuova segreteria del Circolo ha dato subito vita a un sondaggio/censimento per far partecipare e coinvolgere iscritti e cittadini simpatizzanti fin dalla fase di individuazione e avvio delle attività. Per la costruzione di un “senso del noi” e dell’appartenenza a una comunità e a una forza politica democratica organizzata, la prassi del “decidere insieme” e un coinvolgimento fin dall’inizio puntuale e pieno sono, come tu ben sai, decisivi.
A partire dalla istituzione di una sorta di “banca del tempo”, che ha consentito di rilevare una specifica disponibilità legata a esperienze e competenze e a una intenzione positiva di metterle in gioco, si sono costituiti gruppi di lavoro su questioni e tematiche comunemente ritenute prioritarie e centrali.
Ecco quindi chi trascorre qualche ora nell’arco della settimana per dare risposta ai bisogni degli anziani del quartiere particolarmente soli, e nella assistenza e compagnia di quei ragazzi e bambini minaacciati da qualche disagio sociale e difficoltà famigliare.
C’è poi chi ha organizzato lezioni/conversazioni per gli extracomunitari bisognosi di apprendimento linguistico e acquisizione di conoscenze per una loro, e nostra, migliore integrazione socio-culturale.
C’è un gruppo che si occupa di fornire assistenza/consulenza a quelle donne arrivate da altri paesi  per cercare lavoro che abbisognano di una informazione più puntuale e precisa sul come tutelare i propri diritti.

C’è chi si occupa di mettere meglio a fuoco
problemi e possibili soluzioni della viabilità nel nostro quartiere, e chi studia le possibili applicazioni positive delle energie alternative a situazioni concrete.
E c’è chi si rende disponibile per provvedere a una alfabetizzazione informatica per quegli anziani e chi altri non saprebbe altrimenti come fare per mettersi in rete e superare il gap tecnologico, il cosiddetto “digital divide”. I nostri soci acculturati in Internet trasmettono così volentieri i loro saperi a quelli che finora ne sono esclusi.
Chi si dedica, ancora, ad organizzare e condurre cicli di lezioni/conversazioni su temi e questioni legate all’attualità politica e sociale attraverso il ricorso a strumenti e modalità varie: proiezioni di film, presentazione di libri, conferenze con dibattito e approfondimento finale. I temi sono, ad esempio, che significa antifascismo oggi, da dove nasce e come salvarci dal berlusconismo, quali le adatte e adeguate politiche energetiche, ecc.
Abbiamo coinvolto molti giovani creando un punto d'incontro virtuale. Mediante apposita telecamera  i giovani intervistano altri giovani sul linguaggio dei murales, sulla scuola o sui loro divertimenti e video preferiti. Si è così avviato un dialogo tra il nostro passato da sezione e oratorio e il loro futuro da blogger e internauti consapevoli. Poi, con un proiettore, si organizzano visioni di gruppo delle migliori lezioni di politica di filosofi ed economisti che circolano gratis su youtube.
E c’è, infine, uno sportello informativo con persone competenti che in giorni e orari stabiliti si alternano disponibili a dare chiarimenti e materiali infornativi sui diritti civili, il testamento biologico, contro l’omofobia e le varie forme di razzismo.

Come puoi capire anche da questi che sono soltanto alcuni esempi delle attività in corso, iscritti e simpatizzanti del Circolo in tale modo impegnati sono alcune decine, e centinaia le persone che ne fruiscono. E il Circolo è diventato centro di attrazione, aggregazione e propulsione sociale, culturale e politica per l’intero quartiere. Stiamo così concretamente sperimentando come l’esercizio partecipato di una funzione politica intesa nella sua accezione piena stia facendo di un Circolo uno strumento prezioso per contribuire a risolvere problemi sociali diffusi, dare risposta a bisogni collettivi, e insieme contrastare nel nostro ambito territoriale specifico la deriva di solitudine spaventata e incarognimento individualistico da cui questo Paese deve assolutamente uscire.

E qual è il contributo che il Circolo di un Partito democratico può dare, se non quello di funzionare da recettore e interprete di domande e bisogni, valorizzatore di risorse e talenti che si rendono disponibili, tessitore paziente e tenace di un rinnovato tessuto sociale solidaristico? Noi ci stiamo operosamente provando, le risposte sono positive, già diversi Circoli cittadini chiedono incontri e suggerimenti per adottare alcune delle nostre esperienze e pratiche.
Ti segnalo anche che  questo impegno, in cui tutti danno il meglio per accrescere il benessere individuale e collettivo a partire da chi ne è più deprivato, lascia poco spazio al formarsi di clan e conventicole basate su logiche di accaparramento di  risorse e potere.  Il nostro modello, se vuoi, può essere così riassunto: dalle risorse, esperienze  e competenze censite e disponibili, alla costruzione di una risposta per  problemi, disagi, difficoltà, bisogni inespressi o sofferenti. Non è questa la via che connette, integra, unisce e arricchisce tutti?  Quale altrimenti la ragion d’essere di un Circolo del Partito Democratico?   

Caro amico, ti conosco troppo
per non immaginare una tua obiezione: il Circolo così tratteggiato e concepito ricorda un insieme di ruoli e funzioni propri di altre strutture e istituzioni: dal patronato al sindacato, dalla parrocchia al centro culturale a quello di igiene mentale. Hai ragione, in parte è vero: ma cosa impedirebbe ad un Circolo politico di essere la sintesi e la quintessenza di tutti costoro? E dopo che negli anni recenti è stato spesso ridotto a propaggine periferica e marginale di un centro politico decisionale gerarchico e apicale, o, peggio, allo sgabello funzionale a un percorso di carriera  privato e individuale, non era il caso di riportarlo con i piedi e la testa tra la gente del quartiere, per farlo funzionare come bussola credibile e affidabile guida politica, capace cioè di legare il particolare e individuale al generale e complessivo?
Se poi vuoi che ti dica perché ho deciso di impegnarmi a fondo in questa impresa così  appassionante e faticosa, a me viene da risponderti: per egoismo. Ma non l’egoismo miope e psicolabile di chi si mette sotto la protezione di una catena di comando, di un piccolo o grande berluschino o del mantello di un padre Pio divino, ma quello lungimirante di chi ha capito che la politica non è l’ultima trovata per risolvere i propri problemi, sistemarsi in un posto di lavoro e magari arricchirsi ma l’attività indispensabile per realizzare una convivenza sociale civile e giusta. Troppo ottimista? Può darsi. Ma mi spieghi come mai i volontari – giovani e anziani – che operano in modo disinteressato nella nostra sezione si sono triplicati in quest'ultimo anno?

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