LEON: SERVIREBBE UN CONFRONTO DURO CON L’UE PIUTTOSTO CHE UNA MANOVRA CHE SPEGNERA’ LA CRESCITA

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Per Paolo Leon, tutto lascia credere che il
rapporto effettivo deficit-Pil sia anche superiore a quello
verificato dalla Commissione insediata dal Presidente Prodi. In questa
situazione la strada migliore sarebbe stata diluire la manovra in due
annualità avviando un confronto durissimo con la Commissione
europea: che porta la grossa responsabilità di avere approvato a pieni
voti la Finanziaria di Tremonti piena di cifre immaginarie e che solo
adesso sembra scoprire la nostra vera situazione. Concentrando la
manovra nel 2006
rischiamo invece di spegnere le nostre speranze di
agganciarci alla ripresa economica mondiale
Intervista di Giancarlo Fornari

La cosiddetta due diligence ha portato a uno scarto abbastanza lieve
del rapporto deficit/Pil, tanto da autorizzare
economisti della destra
come Renato Brunetta a fare del sarcasmo: tutto qui? In effetti c’è da
domandarsi se nel poco tempo impiegato la Commissione incaricata da
Prodi abbia avuto la possibilità di svolgere in modo approfondito tutte
le verifiche suggerite qualche settimana fa dal gruppo di esperti (tra
cui Lei stesso) interpellati da Contrappunti.info. In questa vicenda un
ruolo negativo è stato svolto purtroppo  dalla Commissione europea, che
ha messo un timbro entusiastico sulla Finanziaria di Tremonti, piena di
cifre immaginarie, regalando a Berlusconi un assist non da poco per la
campagna elettorale. E adesso che c’è un governo nuovo si precipita –
sulla base degli stessi dati che aveva a suo tempo approvato – a
chiedere operazioni finanziarie dolorose. Non si capisce perché gli
inasprimenti che la Commissione chiede a Prodi non li abbia chiesti a
Berlusconi. Come giudica questo comportamento?

Sono convinto che la Commissione Faini non aveva il tempo di
approfondire veramente lo stato dei conti pubblici, ma non escludo che
nel definire il nuovo rapporto deficit/PIL abbia anche fatto una scelta
politica. In altri termini, se avesse indicato uno scarto molto
superiore rispetto al 3,8% di Tremonti e di Almunia, come è probabile
che sia, avrebbe dovuto concludere che la manovra correttiva in corso
d’anno doveva avere la dimensione riferita da Draghi, e cioè
l’equivalente di due punti di PIL: ma ciò avrebbe portato alla
recessione, allo squilibrio ulteriore dei conti pubblici (per mancanza
di gettito) e, probabilmente, alla caduta del governo.

La Commissione avrebbe, invece, potuto afferrare il toro per le corna,
rivelare la vera dimensione del deficit e provocare un confronto
durissimo con la Commissione Europea, allo scopo di avere il tempo di
correggere ciò che era stato così disastrosamente combinato in
precedenza, con la connivenza (politica) della stessa Commissione.
Vorrei aggiungere che un vero europeista avrebbe seguito questo secondo
corso d’azione, anche se più rischioso. D’altra parte, il Governo ha un
maggioranza molto piccola in Senato, e non posso giudicare se avrebbe
avuto un consenso sufficiente intorno ad un corso d’azione più
coraggioso.

Le ultime previsioni confermano una ripresa abbastanza consistente
dell’economia internazionale per il 2006 ma un suo ridimensionamento
nel 2007. Il che significa che se non riusciamo a riagganciare la
ripresa da subito, come lei ha auspicato in un articolo sull’Unità del
7 giugno, le nostre possibilità di crescita rimangono modeste. E’
questa la Sua analisi?

Sì. Devo aggiungere che l’aumento dei tassi di interesse annunciato
dalla BCE, anche se piccolo (un quarto di punto) ha già portato una
forte riduzione negli indici di Borsa. Se ricordiamo che gli indici
sono tutti inflazionati dalla speculazione dovuta alla grande liquidità
del settore privato, si capisce che la propensione ad investire delle
grandi imprese ne soffrirà. L’aumento dei tassi, poi, potrebbe anche
avere effetti negativi sulla bolla edilizia. L’aumento dei tassi,
inoltre, rafforza l’Euro rispetto al dollaro. Infine, non dimentichiamo
che il risparmio delle famiglie è ormai molto basso, e che una parte
sempre più consistente dei consumi è nella forma di debito – ora
diventato più caro.

In alternativa alla manovra bis, quali politiche concrete si dovrebbero realizzare?

Non posso mettermi nei panni del Governo, perché l’agenda è ormai
fortemente influenzata dalla manovra annunciata e dalla prossima Legge
Finanziaria: io avrei fatto un programma a medio termine così da
affrontare sia i problemi della crescita, sia quelli dell’occupazione,
sia quelli del bilancio pubblico. Insomma, un ritorno ad una stagione
di riforme, più che di riformismo.

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