LAPADULA: CANCELLARE L’EREDITA’ TREMONTI, RILANCIARE L’AMMINISTRAZIONE MORTIFICATA DAI CONDONI

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Per Beniamino Lapadula, responsabile delle
politiche economiche della Cgil, anche in materia fiscale il governo
Berlusconi ha lasciato una pesante eredità. La pressione fiscale è
diminuita di 6 decimi di punto ma solo perché è aumentata l’evasione; è
cresciuto il prelievo sui lavoratori dipendenti e i pensionati e si è
ridotto sugli autonomi; sono state cancellate importanti innovazioni
come la dual income tax. Dal nuovo governo il sindacato si aspetta
forti misure di contrasto all’elusione e all’evasione fiscale. Senza
capovolgere le controriforme di Tremonti (perché i contribuenti non
possono essere stressati da continui cambiamenti di normative) sono
comunque indispensabili ritocchi significativi all’Irpef almeno per
eliminare gli aspetti più irrazionali prodotti dai moduli Tremonti
(aliquote marginali intermedie incredibilmente alte) e per ridare una
più equa progressività all’imposta; un’armonizzazione europea della
tassazione delle rendite finanziarie che spinga verso l’alto le
aliquote; la reintroduzione di un meccanismo Dit per incentivare la
patrimonializzazione delle imprese. L’imposta di successione va
ripristinata ma limitatamente alle grandi fortune. Queste misure non
sarebbero però efficaci senza rimettere in condizione di lavorare
efficacemente la macchina amministrativa, penalizzata dalla politica
dei condoni. Quanto all’annoso problema della riscossione, non è che
sia stato risolto con la costituzione da parte del governo di
centrodestra della Riscossione SpA, la quale – almeno all’inizio –
costituirà un onere aggiuntivo per il bilancio pubblico e non sarà un
risparmio, così come sostenuto dall’ultima legge finanziaria. Con il
rischio aggiuntivo che la sua creazione si trasformi in un regalo alle
banche
 
Intervista di Giancarlo Fornari

Beniamino Lapadula, come responsabile del dipartimento delle politiche
economiche della Cgil, è attualmente impegnato a seguire attentamente gli sviluppi del
dibattito sulla situazione della finanza pubblica e sulla cosiddetta
manovra-bis, di cui Contrappunti si è occupata nei giorni scorsi con
un’intervista a Paolo Leon.
Con
lui abbiamo parlato soprattutto di questioni fiscali e delle misure che
dovrebbe mettere in atto in questo campo il nuovo governo. Cominciando da una
valutazione sull’eredità ricevuta dal centro destra: la cui politica in
questa materia è stata molto avversata dal sindacato. Tremonti ha
cercato in tutti i modi fare cassa per vie traverse (condoni,
cartolarizzazioni) senza, come diceva lui, “mettere le mani nelle
tasche degli italiani”. Si può dire ci sia riuscito?  E come si
può
giudicare questa politica?

Al di là del termine usato, che equipara la tassazione al borseggio,
Tremonti non è riuscito ad abbassare la pressione fiscale. Questa in
cinque anni si è ridotta soltanto dello 0,6 per cento del Pil, ma per
la crescita dell’evasione, non per le misure adottate (infatti, sulla
base delle Relazioni tecniche ai diversi provvedimenti fiscali, le
riduzioni avrebbero dovuto essere sostanzialmente pari agli aumenti di
imposizione). Questo non significa che tutto sia rimasto invariato: è
aumentato il carico fiscale sui lavoratori dipendenti ed i pensionati e
si è ridotto quello sugli autonomi. A ben vedere anche l’aumento del
carico fiscale sulle imprese, in certi casi consistente,
si è riversato sulle famiglie di pensionati e lavoratori (si pensi al
prezzo dei servizi bancari e assicurativi). Il mio giudizio sulla
politica fiscale del governo Berlusconi è quindi assolutamente
negativo, non solo perché con condoni e scudi fiscali ha incentivato
l’evasione ma anche perché ha dato luogo ad una miriade di interventi
sconnessi che hanno cancellato importanti innovazioni fatte dal governo
di centro-sinistra (ad esempio la dual income tax) e, in materia di Irpef,
hanno ridotto la progressività e favorito i ceti più abbienti.


Ora che il centrosinistra è al potere, sia pure con le difficoltà che
sappiamo, cosa si aspetta dalla politica fiscale del governo?

Innanzitutto mi aspetto forti misure di contrasto all’elusione e
all’evasione fiscale. Bisogna essere cauti nel riformare le
controriforme di Tremonti perché i contribuenti non possono essere
stressati da continui cambiamenti di normative. Ritengo però
indispensabili ritocchi significativi all’Irpef almeno per eliminare

gli aspetti più irrazionali prodotti dai moduli Tremonti (aliquote
marginali intermedie incredibilmente alte) e per ridare un più equo
grado di progressività all’imposta. Per quanto riguarda la tassazione
d’impresa, credo indispensabile la reintroduzione di un meccanismo Dit
capace di incentivare la patrimonializzazione delle imprese. Mi attendo
poi un’armonizzazione europea della tassazione delle rendite
finanziarie che spinga verso l’alto le aliquote. Per quanto riguarda
l’Ici, mi aspetto un intenso lavoro sugli estimi catastali per ridare
maggiore equità all’imposta. Infine, mi rendo conto che, dopo la
confusione fatta in campagna elettorale sull’imposta di successione,
bisogna pensare ad un suo ripristino limitatamente alle grandi fortune.

Ritiene che la macchina amministrativa sia in condizioni di assecondare
gli obiettivi del governo? In particolare, pensa che l’Agenzia delle
entrate sia attrezzata per  realizzare una lotta alle evasioni più
efficace di quella condotta negli ultimi anni?

La macchina amministrativa ha subito un vero e proprio colpo dalla
politica dei condoni: si tratta quindi di riattivarla rapidamente per
metterla in condizione di lavorare al massimo delle sue potenzialità.
Per ottenere ciò occorre affrontare due pesanti criticità: quella degli
organici, sbilanciati verso il Sud, e la qualificazione del personale
che è ancora insufficiente. La prima criticità può essere affrontata
usando con intelligenza il tele-lavoro: perché non pensare ad isole di
produzione dislocate nel Sud (dove ci sono esuberi) che vengano messe
al servizio (con l’uso delle nuove tecnologie) delle sedi del Nord più
sguarnite? E’ una politica già in parte avviata, che andrebbe
ulteriormente sviluppata. La seconda criticità può essere affrontata
con un’intelligente gestione del turn-over e con una contrattazione
sindacale che punti molto alla professionalità e alla qualità delle
prestazioni.

Uno dei “buchi neri” della macchina amministrativa è sempre stato
quello della riscossione. C’è uno strana filiera in cui entra 100 (da
riscuotere), ed esce 3 o 4 (riscosso). Crede che con  la creazione di
Riscossione SpA da parte del governo di centro destra questi problemi
ormai cronici siano stati risolti?

La creazione di questa società non mi ha sufficientemente convinto.
Certamente, almeno all’inizio, costituirà un onere aggiuntivo per il
bilancio pubblico e non sarà un risparmio, così come sostenuto
dall’ultima legge finanziaria del governo Berlusconi. E’ essenziale
comunque che le banche non scarichino i propri esuberi su questa nuova
società e che il prezzo di acquisizione delle società concessionarie da
parte di Riscossione SpA non sia sovrastimato. Va evitato, cioè, un
regalo alle banche.

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