LANNUTTI: 6 MILIARDI/EURO SOTTRATTI AI RISPARMIATORI DAI CRACK CE LI HA SULLA COSCIENZA FAZIO

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Le accuse del Presidente dell’Adusbef che per primo ha denunciato alle Procure di Milano e Roma le irregolarità di Bankitalia e i raggiri finanziari della nuova “razza mattona”: “Fazio conosceva bene gli atti di pirateria finanziaria di Fiorani & Soci, le triangolazioni e le provviste estere nei paradisi legali e fiscali, ma invece di contrastarli, li favoriva.” Adesso continua a girare il mondo su jet privati a spese dei contribuenti mentre il paese è chiamato a stringere la cinghia. Impressionante – per l’Adusbef – anche l’elenco dei regali fatti alla famiglia del Governatore dal banchiere Fiorani. Per questi comportamenti Lannutti presenterà nei prossimi giorni una denuncia per corruzione in atti d’ufficio contro Fazio (e contro la BCE per “concorso esterno”). E annuncia un esposto alla Corte dei Conti: dissipazione di denaro pubblico da parte del banchiere centrale più pagato al mondo. Andreotti lo difende? Dovrebbe avere il pudore di limitarsi ai caroselli e astenersi da questi temi, lui che è il responsabile dell’aggressione che nel 1979 costrinse alle dimissioni un galantuomo come Baffi, colpevole di ostacolare il salvataggio del bancarottiere in odore di mafia Sindona. Quanto alla legge bancaria in discussione, non risolve alcun problema e non va approvata. E’ meglio ci pensi il prossimo Governo, che dovrà porre la questione bancaria tra le priorità: sia per ridurre gli elevatissimi costi bancari che per ridare trasparenza al mercato e fiducia a risparmiatori e  investitori. 

                                                                                Intervista di Giancarlo Fornari

Osservatore intransigente e attento dei fatti – e misfatti – del mondo bancario, Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, è l’uomo che ha dato il via con una serie di esposti-denunce alle indagini delle Procure di Milano e Roma sull’affare Bpi-Antonveneta e sulle operazioni di una nuova classe di speculatori finanziari, gli immobiliaristi. Ha appena pubblicato un libro, scritto insieme a Michele Gambino, intitolato “I furbetti del quartierino. Dalla razza padrona alla razza mattona” (sottotitolo: “Come e perchè Bankitalia finì nella polvere. La vera storia di uno scandalo raccontata da chi per primo ha avuto il coraggio di denunciarla”). A settembre Lannutti capeggiò una manifestazione di risparmiatori davanti a palazzo Koch per denunciare il comportamento equivoco della Banca d’Italia nei casi Parmalat e Cirio. Ed è appunto da quelle vicende che cominciamo questa intervista.

Lannutti, finito il turbinio delle polemiche estive e chiusi ad opera della magistratura i tentativi di scalata di Antonveneta da parte di Bpi e della Rcs ad opera dei “furbetti”, ossia Ricucci, Gnutti e compagni, si fanno ora i conti di quanto i risparmiatori hanno lasciato sul terreno a seguito dei crack Cirio e Parmalat. E’ di questi giorni la notizia che le perdite supererebbero i 6 miliardi di euro, la maggior parte relativi alla vicenda Parmalat. Un vero bagno di sangue. Chi ne è responsabile?
Sicuramente la responsabilità è in primo luogo dei capi delle aziende, imprenditori privi di scrupoli che si permettevano qualunque illecito, convinti che nessuno – dai revisori ai sindaci al fisco – se ne sarebbe mai accorto (o, se se ne fosse accorto, avrebbe fatto contestazioni). Sul piano finanziario continuavano a godere di fidi illimitati anche quando le loro imprese erano sull’orlo del baratro, grazie ai rapporti incestuosi che intrattenevano con le banche. Non dimentichiamo che Tanzi era consigliere di amministrazione di parecchi importanti istituti di credito. C’è poi una responsabilità diretta delle banche stesse, che hanno passato il cerino acceso dei bond, diventati ormai cartaccia, nelle mani dei risparmiatori. Ma c’è – a monte – una grave responsabilità di tutto il sistema dei controlli, sia interni che esterni. Evidentemente chi doveva vigilare non lo ha fatto.

Lei è convinto che ci siano state responsabilità dello stesso Fazio.
Per quanto mi riguarda considero Fazio e Bankitalia i responsabili forse principali di questi disastri. Per capirlo dobbiamo tornare indietro di qualche anno, a quella che chiamerei “la madre di tutti i crack”, e cioè a quando ben tre consiglieri della Bipop-Carire chiesero di incontrare la vigilanza per denunciare le irregolarità che si stavano verificando nella gestione della banca. L’allora Capo della vigilanza Bruno Bianchi, tenuto da Fazio in servizio dopo l’età della pensione nonostante la forte opposizione di tutte le organizzazioni sindacali interne a Bankitalia compresi i dirigenti (che si rivolsero anche al Tribunale vincendo la causa) se ne lavò pilatescamente le mani. Da notare che Bianchi proprio in questi giorni è stato gratificato dal Governatore con una sorta di premio fedeltà, essendo stato nominato a capo dell’Ufficio Italiano Cambi (UIC), settore delicatissimo per il monitoraggio dei flussi di capitali. Nello sciopero indetto per il prossimo 12 dicembre 2005 dai sindacati di Bankitalia, per protestare contro la gestione feudale del “tirannello” di Alvito, c’è anche tale irrisolta questione.

Che nesso c’è tra la vicenda Bipop-Carire e quelle Parmalat e Cirio?
C’è un nesso molto chiaro. Se la vigilanza in quell’occasione avesse fatto il suo dovere intervenendo in modo rigoroso, non solo avrebbe contenuto quella specifica situazione prima che potesse fare maggiori danni ma avrebbe mandato un segnale forte a tutto il sistema bancario. E sono convinto che i casi Parmalat e Cirio avrebbero avuto un altro svolgimento. Quindi le responsabilità della Banca centrale e di Fazio in prima persona in questi crack sono gravi ed evidenti. In ogni caso, la vigilanza non poteva non sapere la situazione fortemente a rischio in cui trovavano sia Cirio che Parmalat.

Andreotti di recente ha difeso Fazio affermando che viene attaccato per la sua cattolicità.
Andreotti nel 1979 è stato il responsabile dell’aggressione fatta all’allora Governatore Paolo Baffi: un galantuomo costretto alle dimissioni per aver ostacolato il salvataggio del bancarottiere in odore di mafia Michele Sindona. Dovrebbe limitarsi a recitare nei caroselli e avere il pudore di non intromettersi in queste storie.

Lei è d’accordo con Tremonti che ha giudicato Fazio “inadeguato”?
Il termine inadeguato mi sembra un po’ riduttivo. Quando il supremo regolatore del sistema bancario si mette vistosamente sottobraccio un banchiere emergente che con metodi disinvolti sta organizzando un risiko bancario e il suo “compare di merende” condannato per insider trading – mi riferisco a Fiorani e a Emilio Gnutti – lancia anche qui un messaggio molto chiaro. Potete fare tutto quello che volete, commettere qualunque irregolarità purchè sia “sotto il mio cappello”.

La Procura di Milano ha trovato e sta trovando parecchio materiale scottante nella gestione di Bpi: aumenti di capitale da parte di soci finanziati dalla stessa banca, conti protetti, operazioni fittizie, giroconti tra prestanomi a vantaggio personale dello stesso Fiorani. Possibile che Bankitalia non sapesse nulla di tutto questo?
Fazio sapeva bene e da tempo tutto ciò che accadeva nel settore creditizio, figurarsi se non conosceva le spericolate e disinvolte operazioni messe in atto nell’ex Popolare di Lodi dell’amico Fiorani. Sapeva che gli aumenti di capitale venivano finanziati dalla banca, in spregio a precisi articoli del codice civile ed a norme prudenziali di gestione del credito, conosceva bene l’ultimo aumento di capitale garantito da Efibanca, dove il “Fanfulla da Lodi”, addirittura in una circolare interna che Adusbef ha esibito alle Procure di Roma e Milano, imponeva la sottoscrizione dell’aumento di capitale a tutti i promotori finanziari ai quali, qualora non avessero avuto i soldi, venivano prestati d’ufficio con la restituzione in 5 comode rate senza interessi. In un capitolo dei “Furbetti” viene descritto il “sistema Fiorani” nella scalata alla Popolare di Crema, ben conosciuto dalla Banca d’Italia e da Fazio perché edotti dalla Consob con documenti ufficiali. Fazio conosceva bene, quindi, gli atti di pirateria finanziaria messi in piedi da Fiorani & Soci, le triangolazioni e le provviste estere nei paradisi legali e fiscali, ma invece di contrastarli li favoriva. Il Governatore era ben edotto anche dei veri e propri atti di “rapina” a danno della clientela, 100 euro a testa (eccetto quelli residenti a Lodi) addebitati il 31 dicembre 2005 per spese fantasma mai richieste né erogate. Adusbef inviò 12 esposti-denunce ad altrettante Procure della Repubblica,con il risultato che ai clienti che protestavano veniva stornato lo scippo con destrezza, agli altri no. Ma il Governatore, informato da ben due nostre lettere, come di consueto non dette alcuna risposta sorvolando sulla “provvista” per dare la scalata ad Antonveneta.

Ci sono state dichiarazioni di politici che affermano che la responsabilità di quanto è accaduto non è di Fazio ma delle regole. Anche la Bce in fondo, dopo mesi di riflessioni – velocissima, quest’istituzione – sembra essere arrivata a conclusioni analoghe: la colpa starebbe nelle leggi italiane che assegnano troppa discrezionalità al governatore. Ma scambiarsi baci in fronte con uno dei banchieri che sta scalando una banca e accettare da questo regali e regalucci per sé e per la famiglia; ignorare le macroscopiche irregolarità della sua gestione, forzare tramite consiglieri esterni il giudizio dei propri funzionari addetti alla vigilanza oppure ritardare l’autorizzazione all’acquisto di azioni sul mercato nei confrronti di una banca in modo da consentire alle controparti il rastrellamento di azioni ai suoi danni, non sembrano manifestazioni di discrezionalità ma solo di scorrettezza. In Germania il collega di Fazio dovette dare le dimissioni solo per avere accettato l’offerta di un weekend in albergo da parte di un banchiere.
Adusbef, giudicando una truffa il codice etico della BCE, approvato solo per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica ma disapplicato nei fatti, citerà in giudizio Fazio ipotizzando il reato di “corruzione” in atti di ufficio e la BCE per concorso esterno, per aver violato un codice etico fasullo,vero e proprio fumo negli occhi della pubblica opinione. Oltre ai bonifici erogati alla signora Cristina Rosati in Fazio, la Governatora, da parte del Fanfulla da Lodi, nel libro “l’Intrigo”viene pubblicato l’elenco delle regalie varie inviate dal rag. Fiorani al Governatore Fazio: “insieme a Dom Perignon d’annata, pacchi di cibarie lodigiane, volumi preziosi di San Tommaso d’Aquino e Sant’Agostino, stampe e antiche carte geografiche, a casa Fazio vengono recapitati: nel 2000, un vassoio d’argento cesellato, più un bracciale d’oro di Pomellato per la figlia Eugenia; nel 2001, una scatola d’argento antico, più una borsa Cartier per la signora Fazio e una collana d’oro di Pomellato per la solita Eugenia; nel 2002, un borsone da viaggio Prada Sport per la signora, un cellulare per l’invio di foto al figlio Giovanni, una borsettina Smartly a ciascuna delle quattro figlie, più una macchina fotografica digitale. Fiorani raggiunge l’apice della munificenza nel 2003, indirizzando al governatore in persona (oltre ai soliti libri e al solito champagne) una stilografica Cartier, un giaccone da casa e un apparecchio televisivo Sony da quindici pollici; alla signora Maria Cristina un orologio Baume & Mercier d’oro; al figlio Giovanni un orologio Cartier, alle figlie Anna Maria, Valeria e Chiara tre collane d’oro con ciondoli, e un braccialetto d’oro all’immancabile Eugenia"..

Lei pensa che Fazio avesse qualche ruolo nelle operazioni di quei “furbetti del quartierino” a cui ha intitolato il suo libro?
Nel libro scritto assieme a Michele Gambino, dal titolo emblematico “I furbetti del quartierino” emerge con chiarezza che Fazio era il capo dei “furbetti”, il vero burattinaio che tirava le file di tutte le operazioni di scalate estive: Unipol-BNL; Ricucci(Livolsi)-RCS; BPL-Antonveneta. Al centro di queste operazioni la ex Banca Popolare di Lodi, una “banchetta di Provincia” disinvoltamente gestita dal “Fanfulla da Lodi” e cresciuta a dismisura grazie ai buoni uffici ed ai favori del governatore, che ostentava di andare a braccetto in pubblico con il ragionier Fiorani e con altri personaggi, già condannati o rinviati a giudizio per gravissimi reati finanziari, con i quali non faceva mistero di disegnare i nuovi assetti bancari, difendere l’italianità delle banche, erigere un muro di protezionismo. Protezionismo che comporta l’assoluta assenza di concorrenza con costi insopportabili ed i più cari del mondo per le famiglie (pari a 550 euro l’anno) e le imprese a fronte di servizi bancari di scarsa qualità.

Tremonti a Washington ha fatto rientrare a casa in anticipo il Governatore, ma nonostante le sue sceneggiate alla Fiorello, Fazio è rimasto al suo posto e sembra inamovibile. E’ proprio vero che il governo non ha le armi per sostituirlo?
Fazio resta al suo posto anche per la debolezza della politica: forse conviene a tanti che resti nel suo fortino assediato. Il governo a parole ha affermato di aver sfiduciato Fazio. Lo stesso presidente del Consiglio Berlusconi, in occasione dell’avvicendamento tra il ministro Domenico Siniscalco e Giulio Tremonti al dicastero dell’economia, annunciò di non avere fiducia nel governatore. Confermando il noto proverbio “tra il dire e il fare” gli ha invece offerto una scialuppa di salvataggio in occasione del disegno di legge di riforma del risparmio, approvato al Senato in seconda lettura l’11 ottobre 2005, definito dalle associazioni dei consumatori “legge truffa SALVAFAZIO”, che lascia inalterati i poteri Antitrust sulle banche a Bankitalia e la carica del Governatore, che potrà restare a Via Nazionale, magistratura permettendo, fino a quando gli aggrada. Possibile che non si possa smuovere dalla sua poltrona il Governatore? L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, seppur “amico del Governatore”, ha accusato senza mezzi termini il governo di dilettantismo e di scarso senso delle istituzioni.
“Fosse stato Lei a Palazzo Chigi, come avrebbe risolto il caso Fazio? – ha chiesto il giornalista a Francesco Cossiga. “L’avrei chiamato e l’avrei pregato di dimettersi. Così come feci con il presidente dell’Eni per lo scandalo Petromin (Giorgio Mazzanti nel 1979, ndr). Lo chiamai alle 8 e gli dissi: ‘Questa è la lettera di dimissioni. Si dimetta perché alle 9 ho consiglio dei ministri’. Allo stesso modo avrei chiamato il mio amico Fazio: ‘Anto’, tu hai fatto tutto bene, ma in politica conta l’opinione pubblica, interna e internazionale. Noi a un pestaggio quotidiano di Financial Times, Wall Street Journal ed Economist non possiamo resistere. Allora, o ti dimetti o faccio approvare un decreto legge, che allinea al resto del mondo e d’Europa la nomina e la revoca del Governatore (che sono competenza esclusiva del governo, non del ‘club dei vecchietti’, qual è questo fantomatico Consiglio superiore). E l’indomani convoco il consiglio dei ministri e ti faccio fuori”.

Quelli che lei ha definito incroci incestuosi nei Cda delle banche sussistono tuttora in molte situazioni. Nella vicenda Bpi abbiamo visto anche un altro tipo di incroci: funzionari o dirigenti che si sono licenziati da Bankitalia e sono passati a dirigere settori di lavoro della banca su cui avevano vigilato. Tutto questo non contribuisce certo alla credibilità del nostro sistema bancario. Lei che ne pensa; e cosa crede si dovrebbe fare per affrontare questi problemi?
E’ un vizio antico del potere (soprattutto economico), quello di cooptare, pagandoli profumatamente, funzionari e dirigenti delle autorità di controllo o di apparati dello Stato, con la scusa del loro tecnicismo. Non è accaduto solo in Bankitalia, dove Gennaro D’Amico è stato assunto da Fiorani per fungere da ufficiale di collegamento con Fazio, ma in tanti altri settori, dalle TLC (denunciai in passato un ex direttore del Ministero delle Poste, Romano Righetti, passato all’Autorità delle TLC e dopo aver fatto un’istruttoria favorevole, assunto alla Telecom con uno stipendio d’oro), all’amministrazione finanziaria per addomesticare i controlli. Basterebbe una norma che impedisca il trasferimento diretto dalle pubbliche amministrazioni alle imprese private. Senza impedire la mobilità del lavoro, ma fissando griglie di almeno 24 mesi!

Come Contrappunti ha riportato, Fazio riceve un compenso annuale di 622.347 euro, di gran lunga superiore a quelli di tutti i suoi colleghi. Pur non avendo alcun potere sui tassi di interesse e quindi sulla politica economica è infatti pagato quasi cinque volte più di Alan Greenspan, le cui decisioni si riflettono sui destini del mondo. Il doppio del Presidente della BCE, la banca centrale dell’Unione, da cui dipende l’economia dell’euro, poco meno del doppio del Presidente della Banca dei regolamenti internazionali, Malcom Knight. Ma c’è di più, perchè per le sue trasferte (lo ha fatto per la riunione di Washington ed è presumibile lo faccia anche nelle altre occasioni) Tonino “ti bacerei sul collo” affitta un Falcon 900 (non meno di 40-50.000 euro andata e ritorno) e una suite da almeno 1000 euro a notte. Ma chi stabilisce lo stipendio del Governatore, forse lui stesso o i suoi amici del Consiglio Superiore, quegli illustri sconosciuti che incuranti del giudizio in corso della magistratura si sono affrettati ad assolverlo da ogni addebito? Sono ammissibili simili, sprezzante dissipazioni di denaro pubblico in un periodo di grandi difficoltà per l‘erario e di gravi difficoltà per i cittadini? 
Non è tanto lo stipendio del Governatore Fazio, il più alto del mondo, fissato per legge in base a parametri incomprensibili, che deve destare pubblica attenzione ma è tutto il corollario dei rimborsi e della più ampia discrezionalità nelle spese, che desta sconcerto ed indignazione. Si narra che perfino le trasferte del Governatore siano pagate a peso d’oro ed al di fuori di qualsiasi controllo. Alcuni sindacalisti raccontano che quando Fazio, allora indagato dal PM Antonio Savasta (in seguito la sua posizione venne archiviata) dalla Procura di Trani per favoreggiamento reale nel delitto di truffa aggravata e continuata in relazione al collocamento sul mercato di prodotti finanziari ad altissimo rischio allegramente venduti dalla ex Banca 121 (Monte dei Paschi di Siena) quali Btptel, Btp index, Btp on-line, che li facevano apparire sicure emissioni dello Stato, andò ad inaugurare in pompa magna a Lecce la rinnovata sede della locale Banca d’Italia, quella trasferta venne rimborsata con decine di migliaia di euro. Il "Governatore dal bacio in fronte” oltre ad essere pagato a peso d’oro, ha la facoltà e l’arbitrio di concedere regalie incompatibili con una gestione economica ed efficiente della cosa pubblica. Adusbef annuncia a “Contrappunti” di aver redatto ed inviato una specifica denuncia al Procuratore Generale della Corte dei Conti, affinché venga valutato lo sperpero di pubblico denaro, non soltanto sul Falcon affittato per i suoi spostamenti ma anche per i 500 orologi d’oro regalati nei giorni scorsi in occasione del trentennale dei dipendenti e per cene e ricevimenti luculliani, offerti a 1.000 persone (non poteva naturalmente mancare la presenza del sen. Andreotti), in luoghi esclusivi della capitale (Villa Miani). Il “club dei vecchietti” com’è stato definito il Consiglio Superiore della Banca d‘Italia, che non provando alcuna onta a fronte di uno dei più gravi scandali del dopoguerra, ha assolto il Governatore sostituendosi alla Procura deve essere mandato a casa al più presto assieme a Fazio.

Intanto il Governatore, convinto che la bufera sia passata, sta ristrutturando la vigilanza. E ci sono voci che potrebbe cercare di mettere in difficoltà i due funzionari, Clemente e Castaldi, che ebbero il coraggio di opporsi alla sua volontà nella valutazione della situazione patrimoniale della Bpi. Sono arrivate anche a lei queste voci, e se sì, che ne pensa?
Dalla Falbi, il sindacato maggioritario della Banca d’Italia guidato da Gigi Leone, al sindacato dei dirigenti di Omero Papi, tutte le organizzazioni sindacali hanno indetto scioperi e manifestazioni per impedire che funzionari con la schiena dritta possano essere puniti per aver fatto il proprio dovere.

Un’ultima domanda. Come lei stesso ricorda nel suo libro, in America dopo il caso Enron sono state prese severe misure amministrative (come la “decapitazione” della Sec) e legislative. In Italia invece niente. E lo stesso progetto in discussione, se dovesse essere approvato, lascerebbe il potere di vigilare sulla concorrenza nelle mani di Fazio, che ha dimostrato di esercitarlo in modo inaccettabile. Del resto Bankitalia, come lei scrive, è ormai nella polvere, con un Governatore completamente screditato che però vuole rimanere a tutti i costi attaccato alla sua poltrona dorata. Quali riflessi ritiene che tutto questo possa avere dal punto di vista non solo della tutela dei risparmiatori ma anche della corretta gestione delle risorse finanziarie?
Come ho già detto, questa vicenda è una burla per 1 milione di risparmiatori, coinvolti negli scandali finanziari anche grazie al concorso del controllore. Mentre il Governo ha approvato a tambur battente leggi discutibili, ha dimenticato nel cassetto una legge di tutela del risparmio, approvata in commissione a febbraio 2005, poi modificata dal voltafaccia della Lega Nord in cambio del salvataggio della Banca Padana, che avrebbe segnato un’inversione di tendenza restituendo la fiducia tradita.
La proposta approvata al Senato dagli “amici del Governatore”, che non trasferisce i poteri della concorrenza bancaria all’Antitrust e non tocca la carica a vita, è inaccettabile. Meglio non approvare nulla, lasciando questo onere al Governo che verrà, piuttosto che approvare una “Legge salvafazio”, spacciata per tutela del risparmio. Il prossimo Governo dovrà porre anche la questione bancaria al centro della sua azione, sia per ridurre gli elevatissimi costi bancari che per ridare trasparenza al mercato e fiducia a risparmiatori ed investitori. Voglio ricordare che il Presidente dell’Abi, Maurizio Sella, nipote dello statista ministro delle Finanze Quintino Sella che nel 1861 introdusse la “tassa sul macinato”, ha licenziato in tronco un analista finanziario – Andrew Sentance – che lavorava nel gruppo Sella da 5 anni, sol perché firmò un report molto critico sui bilanci della ex BPL. Bisogna impedire che i Padroni delle ferriere alla Sella possano esercitare un potere sproporzionato, che condiziona pesantemente l’informazione, utilizzato contro gli interessi generali per danneggiare utenti e consumatori.

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