LA MORALE LAICA DI FABRIZIO DE ANDR

fabrizio de andrè

Contrappunti non fa mistero della sua connotazione laicista e anti-integralista, e da sempre ospita contributi (vedi ad esempio questo, in occasione dell’anniversario dell’uccisione di John Lennon) che si richiamano a queste idee così intimamente connaturate al concetto stesso di democrazia. Siamo lieti perciò di riportare questo articolo dal titolo completo “Amore e sesso nella morale laica di Fabrizio De André – Quando amore non fece più rima con cuore” già pubblicato sul sito degli amici di Civiltà laica www.civiltalaica.it

articolo di Marcello Ricci
 
L'amore deve essere libero, senza catene, né firme, né benedizioni.
Luis Buñuel

All'improvviso amore non fece più rima con cuore. Erano gli anni Sessanta, quelli che dovevano preparare il ‘68, il quale non fu il frutto di un'improvvisa ribellione ma l'esito finale di una presa di coscienza che si era andata sviluppando negli anni precedenti.
 

Di questo graduale cambiamento della coscienza collettiva le canzoni dei cantautori degli anni Sessanta furono una spia significativa per le novità e le rotture a livello di linguaggio e di tematiche rispetto alla canzone tradizionale.
Una delle svolte più dirompenti rispetto al costume e alla morale allora correnti è dato dal modo del tutto diverso di rapportarsi al sesso e all'amore, che le canzoni di alcuni cantautori intercettano nell'aria che respirano le nuove generazioni.
Fabrizio De André è tra i primi interpreti di quel disagio che i giovani avvertono nei confronti delle ipocrisie e dell'autoritarismo della morale tradizionale borghese e repressiva nei confronti dell'amore e del sesso, quest'ultimo vecchia ossessione dell'Italia cattolica e democristiana.
Secondo i canoni morali dell'Italia di allora il sesso non rappresenta un valore in sé, ma diventa lecito solo a patto che rientri nel quadro della legittimazione collettiva attraverso la sacralità del matrimonio.
Chi il sesso lo pratica come valore in sé, naturale e spontaneo, o chi non lo legittima con la benedizione di Dio o il timbro dello stato è un trasgressore e come tale moralmente e spesso anche giuridicamente condannato.
Ma sotto la cenere del perbenismo borghese cova un disagio, che prima di essere politico è esistenziale e che De André sa cogliere dal fondo di una sensibilità anarchica, che vede le convenzioni e le ipocrisie come altrettanti attentati alla libertà.
Attentati, in questo caso, alla libertà di amare e di praticare il sesso come fatto naturale che rientra completamente nelle scelte individuali e che dell'individuo contribuisce alla piena realizzazione.
Infatti per De André il sesso, anche quando avviene in un contesto dove non figura l'amore, è comunque tenerezza e rispetto, gioia e gioco, scambio d'affetto e negazione di ogni violenza.
Fin dalle prime canzoni è netta la messa in discussione e il rifiuto di due veri e propri puntelli ideologici della morale cattolica tradizionale: la concezione istituzionale dei rapporti sessuali, secondo la quale questi sono vietati prima e fuori del matrimonio e la concezione dell'amore come sentimento dalla durata eterna, consacrato anch'esso nel matrimonio.
Chi cerca una bocca infedele che sappia di fragola e miele in lei la troverà, perché lei gioca all'amore scherzando con gli occhi ed il cuore, lei, Barbara, nell'omonima canzone rifiuta il matrimonio perché ogni letto di sposa è fatto di ortica e mimosa, per vivere l'amore come fatto naturale e gioioso, al di fuori delle regole codificate, lontano da quel senso del peccato, che la religione cattolica ha sempre infilato come un pugnale nelle coscienze, ma per viverlo anche come fatto transitorio, come sentimento figlio del tempo, che con esso nasce, muore, rinasce, cosicché per ogni amore che se ne va… un altro petalo fiorirà.
Se Barbara, pur essendo la rappresentazione della ragazza che ha scelto di essere liberamente se stessa, contesta ancora il sistema della morale tradizionale dall'interno, Bocca di Rosa se ne pone decisamente fuori, perché, mettendo l'amore e il sesso sopra ogni cosa e facendone il senso della propria vita, ha operato una scelta trasgressiva: c'è chi l'amore lo fa per noia / chi se lo sceglie per professione / Bocca di Rosa né l'uno né l'altro / lei lo faceva per passione.
È quanto basta per farla iscrivere a forza nel registro delle puttane, delle puttane al quadrato però, perché la puttana semplice, che lo fa per soldi, agli occhi del moralismo tradizionale trova pure una qualche giustificazione nelle vicissitudini della vita, mentre chi lo fa per amore del piacere non può trovare che condanna da parte di una morale cattolica e assolutista che considera il piacere fisico come il diavolo, salvo poi trescare ipocritamente con esso.
In questa canzone l'attacco a questa morale repressiva è condotto ancor più in profondità, perché l'amore come passione si scontra con le regole e le convenienze sociali che, servendosi del concetto borghese di proprietà applicato alle persone, fanno sì che il furto d'amore sarà punito / …dall'ordine costituito.
Ma lo smacco e l'impotenza del potere di fronte alla libera forza della passione sono per De André scontati: a poco servono quattro gendarmi con i pennacchi e con le armi, che spesso al proprio dovere vengono meno / ma non quando sono in alta uniforme, se ad aspettare Bocca di Rosa c'era alla stazione successiva / molta più gente di quando partiva.
Alla fine anche il parroco la vuole in processione accanto alla Vergine, ma più come Maddalena da perdonare che persona da rispettare.
In Via del Campo la trasgressione diventa totale con la rivendicazione della libertà di vendere il proprio corpo per professione.
Verso la graziosa / gli occhi grandi color di foglia, che tutta notte sta sulla soglia e vende a tutti la stessa rosa, nessun moralismo, nessun giudizio, ma solo comprensione umana, simpatia e rispetto perché dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior.
È questa una convinzione profonda, che segnerà tutta la produzione di De André e che lo porta a un'inversione totale dei valori: la vera umanità si trova tra gli emarginati, i reietti dalla morale comune e non tra i diamanti dei falsi valori borghesi.
La puttana è prima di tutto una persona, una donna di cui è perfettamente legittimo innamorarsi: ama e ridi se amor risponde e piangi forte se non ti sente raccomanda De André all'uomo che si è innamorato di lei, perché amarla e soffrire per lei è amare e soffrire per una donna non per una puttana.
La trasgressione è totale anche a livello linguistico, la presenza palese del termine puttana rompe il linguaggio banale e spesso aulico della vecchia canzone con grande scandalo dei benpensanti e della Rai che interviene con la censura.
La posizione di De André quale viene fuori da queste prime canzoni è dunque chiara, l'amore e il sesso sono espressione fondamentale della libertà individuale e trovano un limite non nel conformismo delle leggi della morale comune, ma soltanto nel rispetto della libertà dell'altra persona.
Da tutto ciò consegue una netta separazione del sesso dalla violenza e una condanna dell'uso del potere a fini sessuali.
Questo è già chiaro in Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, dove, non tragga in inganno l'atmosfera naturale e gioiosa, il ridicolo re cristiano approfitta del suo potere per un'avventura sessuale con una donna, che solo dopo si rivela essere una puttana.
Ne Il re fa rullare i tamburi è ancor più scoperta l'ironia e la denuncia: il potere del re passa sopra i sentimenti del suo marchese e di sua moglie, appropriandosi d'autorità di quest'ultima come fosse un oggetto.
Nella Leggenda di Natale è il potere dei soldi ad usare violenza: con un linguaggio indiretto e metaforico De André ci narra di un'adolescente che parla alla luna e gioca con i fiori e del suo incontro con un Babbo Natale che parlava d'amore / e d'oro e d'argento splendevano i doni / ma gli occhi eran freddi e non erano buoni.
Alla fine dell'incontro alla giovinetta non resta che la voglia di narrare alla luna la storia di un fiore appassito a Natale, la sua innocenza comprata e perduta.
Ma dove la concezione dell'amore e del sesso si manifesta in modo più completo e poeticamente rivoluzionario è ne La canzone di Marinella, forse la più conosciuta ma la meno compresa di tutta la produzione di De André, vissuta spesso come una bella favola e niente più.
Già fin dall'inizio De André afferma che questa di Marinella è la storia vera, ma subito dopo aggiunge che, scivolata nel fiume, il vento che la vide così bella / dal fiume la portò sopra una stella, facendo chiaramente intendere che la verità non è quella del racconto realistico, ma quella simbolica e poetica della fiaba.
E questa è già una scelta di metodo significativa: un discorso libertario sull'amore non può essere fatto che attraverso lo strumento più libertario: la fantasia, quella che Voltaire chiamava la pazza di casa.
Marinella è sola senza il ricordo di un dolore… / senza il sogno di un amore, in quella condizione esistenziale di solitudine e noia che rende spesso la vita vuota e insignificante, quando all'improvviso l'amore, nelle vesti di un re, irrompe nella sua vita e la sconvolge.
Ma è un re senza corona e senza scorta, senza cioè i simboli del potere, perché l'amore niente ha a che fare con il potere, essendone invece, nella visione anarchica di De André, l'esatta negazione.
E' infatti l'amore come libertà totale dei sentimenti, che subito travolge Marinella: tu lo seguisti senza una ragione / come un ragazzo segue un aquilone, l'amore che non ha bisogno di ragioni per esistere, che trae la sua forza dall'essere un fatto totalmente gratuito, libero da ogni logica e soprattutto non assoggettabile al giudizio della morale tradizionale, assetata di assoluti, perché, è Nietzsche a ricordarcelo, ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male.
Ma l'amore in De André ha inscritto il sesso nel suo codice genetico e Marinella non solo non fa eccezione ma incarna perfettamente questa idea.
Sotto gli occhi complici e protettivi della natura il bacio casto della fiaba tradizionale si trasforma in un incontro sessualmente così intenso che dura dal giorno alla notte: e c'era il sole e avevi gli occhi belli / lui ti baciò le labbra ed i capelli / c'era la luna e avevi gli occhi stanchi / lui pose le sue mani sui tuoi fianchi.
Ecco che il mondo dorato ed ipocrita della fiaba asessuata viene travolto dalla naturalezza della passione, ma nessuno sembra accorgersene perché non c'è la parola che fa scandalo e poi viene cantata anche da Mina, trasmessa in Rai e piace anche ai bambini.
Ma basta fare un po' di attenzione per capire quanto la trasgressione è violenta, non c'è la banale descrizione realistica, ma l'erotismo corre lungo le ali della trasfigurazione poetica: furono baci e furono sorrisi / poi furono soltanto i fiordalisi / che videro con gli occhi delle stelle / fremere al vento e ai baci la tua pelle: la morale bacchettona è servita.
Ma l'esemplarità di questo testo non si ferma qui, accanto alla forza liberatrice della passione amorosa De André non cessa di sottolineare la sua provvisorietà (amore che vieni, amore che vai scriveva in un'altra canzone): Marinella, che scivola nel fiume e muore, è il simbolo della caducità di questo sentimento che, così come nasce senza ragione altrettanto senza ragione muore (nel fiume chissà come scivolavi).
E' il crollo di un altro tabù della morale cattolica, quello dell'amore eterno, eternamente puntellato dal sacramento del matrimonio: e come tutte le più belle cose / vivesti solo un giorno come le rose.
La morale laica di De André non è fatta di assoluti, ma di relativi che nascono e muoiono: gli spacciatori di verità sono serviti, la parola ai seminatori di dubbi.
Meglio impiccarsi ad un punto interrogativo che essere infilzati da un punto esclamativo.

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