IL VOTO DEGLI ITALIANI ALL?ESTERO PER LA SINISTRA, UNA SORPRESA SOLO PER CHI NON LI CONOSCE

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Si deve al voto degli italiani all’estero la
vittoria del centrosinistra al Senato e la sconfitta di Berlusconi. Per
Franco Fatiga, rappresentante della Uil nel Consiglio generale degli
Italiani all’estero e dirigente dell’Unione Italiani nel mondo, questo
voto può sorprendere solo chi non conosce la realtà degli emigrati. Che
in politica ragionano e votano in base alla testa, non in base alla
retorica di un’Italietta fatta grande prima da Mussolini e poi da Berlusconi.
Piuttosto, adesso c’è da costruire una vera politica per i nostri
connazionali nel mondo. E sono da cambiare i meccanismi elettorali,
assurdi e farraginosi

Intervista di Giandomenico Pasquini



Fatiga, il risultato del voto all’estero ha sorpreso un
po’ tutti. Soprattutto quelli che si immaginavano un’emigrazione fatta
di tante
Little Italy, tutte pizza spaghetti e nostalgia, pronte a
votare in blocco per la lista dell’ex fascista Mirko Tremaglia, che
tanto si era speso per dargli questo voto.  

Questa è un’immagine del tutto retorica della realtà degli italiani
all’estero. Che non sono affatto quelli che nel nostro Paese ci si
dipingeva.

Eppure perfino Vittorio Zucconi, il corrispondente di Repubblica da
New York, scrive oggi (venerdì 14 aprile 2006) che “quel voto ha
sorpreso tutti, me compreso che pure dall’estero ho votato”.

Non metto in dubbio la professionalità di Zucconi, ma credo che le sue
conoscenze si limitino agli Usa, non comprendano tutto il panorama
dell’emigrazione italiana. Che è composta da diversi strati, dalla
realtà tradizionale di chi ha lasciato l’Italia in cerca di fortuna a
quella, molto diversa, dei loro figli e nipoti fino a quella più
recente dei tecnici, dei
ricercatori occupati nei laboratori e negli ospedali. Ormai in giro per
il mondo c’è gente che ha lavorato duramente per costruirsi una
posizione e c’è riuscita. Ci sono molti che hanno fatto fortuna con
l’agricoltura o con l’industria, un’infinità di commercianti
di successo, docenti, professionisti ma anche trecento parlamentari di
origine
italiana, alcune migliaia di sindaci…


Sul Corriere della sera Beppe Severgnini ha scritto che gli Italiani all’estero hanno votato a sinistra perché infastiditi dall’immagine negativa data nel mondo da
Berlusconi. Come anche Contrappunti ha documentato, tutta la stampa
estera ha dato sempre grande risonanza alle sue volgarità e alle sue
gaffe, a cominciare da quella al Parlamento europeo. Dopo le sue ultime
uscite molti giornali lo chiamano “Don Coglioni”, evocando insieme la
mafia e gli insulti dati a chi non lo vota. Quando la BBC deve trasmettere un servizio
sull’Italia in cui si parla di Berlusconi mette in sfondo le sue
immagini con la bandana. La gente ride di lui, e questo agli italiani
che vivono là  non può certo far piacere.

Non nego che ci sia anche questo elemento nel voto del 9 e 10 aprile.
Ma per me i veri fattori della scelta per il centrosinistra sono altri,
anche più concreti. L’attenzione del governo per gli italiani
all’estero ha toccato il suo punto più basso durante questa
legislatura: sono stati lesinati i fondi agli istituti di cultura,
tagliate le risorse e il personale ai consolati. I nostri connazionali
sono stati privati di servizi per loro essenziali. Quel tipo di
italiani che ho descritto prima non vota in base alle millanterie del
governo ma in base al giudizio che dà sulla sua politica. E questo
giudizio è stato giustamente negativo.

Ha sbagliato anche Tremaglia?

Tremaglia si illudeva sperando che la retorica dell’Impero fascista
insieme alle canzonette dell’emigrata – chiamiamola così – Rita Pavone,
da lui candidata nella lista europea, potessero capovolgere questi
giudizi. Ma c’è poi un secondo fattore di cui nessuno parla, e cioè il
ruolo dei Patronati, notoriamente vicini alla sinistra – e comunque non
certo vicini a Forza Italia – che rendono agli emigrati servizi di
grande utilità nel campo della previdenza, dell’assistenza, del fisco.
Questo ovviamente ha avuto riflessi al momento del voto.

Tutto sommato si può dire che queste elezioni all’estero siano state un successo.

Certamente lo sono state dal punto di vista del centrosinistra.
Potranno esserlo anche per gli italiani all’estero, ora che i voti dei
loro eletti saranno determinanti. C’è da aspettarsi che i nuovi
senatori negozieranno il loro appoggio al futuro governo in cambio di
una politica più seria per l’emigrazione italiana. E questo sarà un
bene per tutti.
A
mio avviso ci sono però alcune cose da rivedere nei meccanismi
elettorali, troppo farraginosi. Occorre evitare, ad esempio, di inviare
le schede a coloro, e sono stati tantissimi, che
non hanno alcuna intenzione di votare. Sarebbe sufficiente chiedere a
tutti gli italiani all’estero di dichiarare la volontà di votare e
inviare le schede solo a loro. Lo scrutinio poi non dovrebbe essere
accentrato in Italia ma decentrato presso i consolati.

A monte, poi, c’è il problema della persistenza di due anagrafi degli
italiani all’estero non allineate tra loro, quella del Ministero
degli interni – l’AIRE – e quella dei Consolati. Un problema annoso che
sarebbe finalmente il caso di risolvere.

     

 


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