FINI TROVA CASA: LA STESSA DEL PD

di Marcello Veneziani  
(Il Giornale, 27 agosto 2009)
 
Un tifo caloroso in platea dopo giorni di marcia nuziale su "La Repubblica" e le sue sorelle, in attesa euforica del Convertito, salutato come antifascista, anticlericale ma soprattutto antiberlusconiano.
 
Lungamente sospirato, arrivò in un pomeriggio d’agosto all’altare della   sinistra perduta, la Sposa del Partito Democratico, al secolo Gianfranco   Fini. Due ali di folla che si allargano per far passare il Presidente della   Camera con il suo velo invisibile che suscita tra i compagni commossi   invisibili lanci di riso. Un tifo caloroso in platea dopo giorni di marcia   nuziale su la Repubblica e le sue sorelle, in attesa euforica del   Convertito, salutato come antifascista, anticlericale ma soprattutto  antiberlusconiano.
 
Poi la Sposa firma autografi ai compagni e si ferma a parlare con loro, come   evita di fare negli incontri con il Popolo della libertà. Articolesse di   elogi, attestati di ammirazione e fiumi di paragoni in suo onore con l’Orco   feroce Umberto Bossi, con l’Assatanato Silvio Berlusconi, e con i sette nani   del suo vecchio partito, i suoi luogotenenti costretti a un’indecorosa   difesa del cadavere, la destra buonanima. Loro le bestie, lui la Vergine   Rifatta, venuta a Genova, città tremenda per chi viene dal Msi, a miracol   mostrare. Un tifo della madonna per la nuova sposa che non ha tradito le   premesse, limitandosi a tradire i suoi elettori e il suo passato anche più
recente.
 
Stimolato da Mario Orfeo, nuovo direttore del Tg2, a lui assai caro e non a caso venuto da la Repubblica e da sinistra, Fini ha parlato da prete   progressista della legge Bossi-Fini, quel suo omonimo bestiale e razzista di   qualche anno fa. Poi ha parlato da laicista progressista del testamento   biologico, con implicito disprezzo della pessima accozzaglia   cattolico-conservatrice-tradizionalista che fino a pochi anni fa un suo   omonimo cercava di rappresentare. Infine ha parlato da leader della sinistra   soffusa contro la Lega, Berlusconi e la destra italiana. Con toni misurati,
come s’addice al personaggio. Ma a Genova Fini ha perfezionato il suo lungo viaggio da  Almirante a ET, l’extraterrestre.
 
Non lasciamoci trasportare dall’euforia dei compagni, ricomponiamoci.
Dunque, per cominciare, Fini ha fatto bene ad andare alla festa del Partito   Democratico. È il presidente del Parlamento, ha un ruolo bipartisan e non  può seguire la decisione, discutibile, di Berlusconi e del suo governo di disertare la festa perché i democratici hanno perfidamente alluso ai suoi festini. Fini ha fatto bene ad andarci, come farà bene ad andarci l’altra   figura istituzionale, Schifani.
 
Ha fatto bene Fini a mazzolare alcune posizioni radicali della Lega, l’ infelice battuta – poi rientrata – sul ripensamento del Concordato con la Chiesa, insomma alcune cadute nel rozzismo. Fa bene Fini a difendere l’unità d’Italia, anche se lo fa in modo assai più moscio di Napolitano e Ciampi,
con cadute nell’internazionalismo catto-progressista. E fa bene, dal suo punto di vista, a smarcarsi da posizioni di partito, fa bene a dialogare…
Però che volete, a me fa qualche impressione vederlo ridotto al ruolo di Cristoforo Colombo della sinistra, scopritore genovese di un Partito che non  c’è più.
 
E mi fa impressione pensare che pochi anni fa parlai pubblicamente assieme a Fini proprio lì, a Genova, in quei luoghi precisi dove è riapparso dopo il lifting mentale. Era una festa di Alleanza nazionale e quel Fini lì mi scavalcò, come era ovvio, a destra. Sui temi classici della destra,   immigrazione inclusa. O magari sulla legge anti droga, che Fini firmò con Giovanardi; ma evidentemente Giovanardi falsificò la sua firma, perché lui ora dice cose opposte. E così vale per il presidenzialismo, che piaceva da matti a Fini e alla sua destra, fino a pochi anni fa: ma ora il decisionismo è sparito e quel che conta per il Fini bis è il Parlamento.
 
Fa impressione incontrare uno che gli somiglia tanto, persino con lo stesso cognome, che ora ti scavalca a sinistra e dice cose opposte a quelle che diceva, non da ragazzo, non da missino, ma da leader della destra moderna italiana del terzo millennio. Era vice di Berlusconi all’epoca in cui
parlammo insieme al pubblico di Genova; ora ha fatto carriera e fa il vice di Napolitano o il fratello maggiore di Franceschini che è la sua versione parrocchiale, un Fini minore che ha studiato dalle monache.
 
Sono contento che la sinistra abbia finalmente trovato un leader su cui non si divide ma che elogia compatta. È un buon auspicio per le primarie. Fino a ieri ero convinto che Pdl volesse dire semplicemente Partito del Leader, inteso come Berlusconi; e Pd volesse invece dire Partito del, ma non si sapeva di che cosa. Ora finalmente viaggia in Pdf, come Partito di Fini.
Sono contento per loro, anche se le posizioni di Fini non sono nemmeno di sinistra, sono neutre come il sapone dei bambini; forse terziste, cerchiobottiste, e approdano nella terra di nessuno.
 
Ma sono contento per la sinistra che ha trovato finalmente un leader con cui condivide l’assenza di idee. Meno contento sono per la destra, lo dico ormai da turista curioso e disinteressato. Ecco,  vorrei chiedervi: chi è il leader della destra oggi in Italia? Non riesco a trovare una risposta. Mi arrampico e deliro: Ratzinger? Calderoli? Arisa? Non so, non mi sovviene nessun leader della destra, nuova, vecchia, surgelata. Intanto, auguri a Fini l’astronauta per il suo lungo viaggio verso Marte. Come i fascisti di una celebre satira di Corrado Guzzanti…

 

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