EPPURE QUALCOSA SI MUOVE, PAROLA DI GICIEMME

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(7.12.09) Mette conto, prima di archiviarla, di dire ancora qualcosa sulla manifestazione di Piazza San Giovanni. Una giornata di grande entusiasmo che non basterà a far dimettere Berlusconi ma è servita a dare un po' di autostima e fiducia a un'opposizione che ne ha veramente bisogno. Se non altro per trovare ora modo di opporsi, in Parlamento, a una Finanziaria che peggio non si può, un assalto alla diligenza blindato anche per gli stessi membri della maggioranza. Un governo che conterebbe, in teoria, su una maggioranza bulgara costretto a far approvare qualunque provvedimento di rilievo a colpi di fiducia è l'emblema di una democrazia bloccata e zoppicante. Repubblica parlamentare? Forse ormai, Repubblica del predellino.
di Gian Carlo Marchesini

In una possente marea di gente numericamente oscillante tra novantamila e un milione e mezzo – a metà si colloca come sempre la verità – mi sono trovato felicemente immerso anch’io sabato pomeriggio tra le Piazze Esedra e San Giovanni in Roma. E le facce giovani e allegre fortunatamente soverchiavano quelle come la mia, di anziano che si difende meglio che può dagli insulti del tempo. E che la partecipazione prevalente nella manifestazione fosse quella giovanile si confermava nella diffusa scoppiettante creatività e fantasia di frizzi e lazzi, manifesti e disegni, cori e pernacchi. E’ stata una straordinaria immersione in un mare pervaso di grida e canti, di energia consapevole dell’importanza del momento, determinata nel perseguire lo scopo, irridente e dura nel colpire il bersaglio. Non c’erano a dettare ritmo e gittata del linguaggio il politichese asfittico, consumato e retorico, l’impalcatura scontata e del tradizionale armamentario partitico.

Non un politico di formazione e carriera
ha parlato dal palco, ma solo i portatori di testimonianze di impegno sociale e civile significativo. Uno per tutti, Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, che ha pronunciato una delle invettive e denunce esplicite sulla collusione tra politica e mafia come raramente è dato di ascoltare. E non tanto per le parole e l’argomentare serrato e circostanziato, quanto e ancora di più per il tono, le vibrazioni di sentimento e dolore, l’impeto della passione civile e della sete di verità e giustizia. Quella furia, quella limpida e inesorabile piena di tumultuosa rabbia,  è risuonata, davanti alla basilica del santo, come una invettiva biblica e una orazione sacra. Salvatore Borsellino ha incarnato potentemente sul palco la figura di chi, evocando il cadavere del fratello sfigurato dal tritolo – e con lui quelli dei poliziotti di scorta, e di Falcone e della moglie e dei loro agenti massacrati – chiede a Dio e agli uomini semplicemente il dovuto, e cioè non la vendetta, ma la verità e la giustizia.

Poi, la sera, con straordinario tempismo
è arrivata la notizia della cattura dei due boss mafiosi palermitani. Bel colpo! Ma che non si venga a raccontare che si è trattato di pura coincidenza temporale. E comunque, polizia e magistratura continuino efficacemente il loro lavoro, che il popolo degli anziani saggi e riflessivi delle primarie, quello che ha riempito Piazza del Popolo per un informazione libera e piena, l’altro che ha invaso le strade contro l’omofobia e il razzismo, e il fiume di giovani scanzonati e battaglieri partorito ieri a San Giovanni grazie a Internet, stanno magnificamente dimostrando di saper fare il loro.

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