DI FIASCO IN FIASCO

Il Chianti toscano? Va bevuto in un ellissoide, lo dice il Parlamento

di Franco Venier
L’Unione europea, lamenta Tremonti un giorno sì e uno no, perde tempo a regolamentare il peso delle zucchine e il diametro dei grissini?
Parlamento e governo italiani ci tengono a non essere da meno…


Ecco alcuni interessanti stralci del testo unico delle norme di attuazione del regolamento comunitario sul mercato del vino, appena licenziato dalla Commissione agricoltura della Camera.
Cominciamo con l’istruttiva definizione del fiasco “Pulcianella” offerta dall’art. 1, comma 2, lettera a):
“Per Pulcianella si intende il fiasco in vetro costituito da un corpo approssimativamente sferico, raccordato a un collo di profilo allungato. L’altezza totale deve essere superiore a due volte il diametro del corpo rivestito in tutto o in parte con treccia di sala o di paglia o di altro materiale vegetale naturale da intreccio”.
Attenzione, però, non è che la Pulcianella si possa usare così a cuor leggero: “il recipiente denominato “Pulcianella” è riservato ai vini bianchi o rosati diversi da quelli frizzanti, spumanti, liquorosi ed aromatizzati”. Giusta severità per chi ne abusa, magari riempiendola – l’incosciente – con un vino rosso o aromatizzato: scatta una multa fino a un massimo di 1500 euro (art. 35, comma 1).
Ancora più ricca di suggestioni la definizione del fiasco toscano (art. 1, comma 2, lettera c):
“Per fiasco toscano si intende un recipiente in vetro costituito da un corpo avente approssimativamente la forma di un ellissoide di rotazione, raccordato secondo il suo asse maggiore ad un collo allungato, nel quale l’altezza totale non sia inferiore alla metà e non superiore a tre volte il diametro del corpo, rivestito in tutto o in parte con treccia di sala o di paglia o di altro materiale vegetale naturale da intreccio. Il fondo può anche essere piano o leggermente concavo”. Un dotto richiamo di geometria solida che ci fa capire che siamo nella terra di Galileo, noblesse oblige.
Interessante è anche apprendere:

  • che nella preparazione degli aceti è consentita l’aggiunta di acqua, “purchè effettuata soltanto negli acetifici” (art. 21, 2 a);
  • che il ministro dell’agricoltura si diverte a trasgredire le norme da lui stesso emanate, come denuncia la rubrica dell’art. 38, intitolata “Violazioni del Ministro per le politiche agricole 13 luglio 1999”.

Ma la chicca più interessante ce la offre la definizione del vino passito contenuta nell’art. 1, comma 1: “Per vino passito si intende un vino sottoposto ad appassimento, anche parziale, naturale sulla pianta”. Fino a poco tempo fa credevamo tutti che fossero le uve ad appassire. Ma il Parlamento ci apre nuovi orizzonti. Da adesso in poi sarà il vino ad appassire sulla pianta. Già immaginiamo un panorama di bottiglie multicolori ancorate sulle viti, a distesa d’occhio, con eleganti supporti di acciaio. Che progresso culturale. E che spettacolo, peccato che Veronelli non sia più tra noi per commentarlo. Il boccolone ministro delle politiche agricole potrà legittimamente vantarsi di aver cambiato volto alle nostre campagne.

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