DESTRA O SINISTRA, PER ME PARI SONO?

destra o sinistra?

Un governo di centro destra che fa populismo invece che thatcherismo e mette in crisi il bilancio, un governo di centrosinistra costretto a risanare i conti rischiando di compromettere i rapporti con il suo stesso elettorato (e non a caso le indagini più recenti, come questa di Astra ricerche in collaborazione con Bipiemme Gestioni dimostrano una progressiva caduta di fiducia degli italiani): ma è proprio vero che in Italia la sinistra deve fare politiche “di destra” perchè la destra fa tutto il contrario di quello che dovrebbe? Ma prima di tutto, cosa vuol dire destra e cosa vuol dire sinistra? Cerca di rispondere a modo suo il nostro Gino Nobili

articolo di Gino Nobili
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra…
L’incipit è di Giorgio Gaber, da una canzone del 1994 di cui riportiamo il testo, ma non solo perché la satira dice con uno squarcio tante cose che per dirle in prosa ci vogliono molte più parole, e non solo perché il brano è stato scritto alla vigilia e pubblicato subito dopo la nascita di quella Forza Italia di cui la moglie dell’autore diverrà esponente importante: anche perché lo scomparso autore è stimato e detestato da entrambe le parti, specie da quando ha cominciato a scivolare pericolosamente verso posizioni da alcuni tacciate di qualunquismo.

Che la deriva qualunquista sia un pericolo attuale è confermato sempre di più dal cliccatissimo Grillo nei suoi interventi quotidiani via blog, tanto è vero che il collega di ostracismo Daniele Luttazzi ci tiene a rimarcare la sua diversità dal Beppe nazionale: “Il blog favorisce il populismo. La massa ricerca attivamente un leader, non ci mette molto a coagularsi e a farti sentire forte del numero. La logica del potere è il numero, ma la satira è contro il potere. Nel momento in cui Grillo dice ‘questa è la via, seguitemi’, cessa di essere un autore satirico e diventa un leader. La satira è una elaborazione culturale, deve scattare quando un fenomeno si è pienamente compiuto. Se invece commenti quotidianamente qualunque alito di vento, come fa Grillo, rischi l'effettaccio, l'argomento facile, la castroneria. Prima di un mio spettacolo in un Palasport, trovai sulle sedie dei volantini del Meetup – Amici di Beppe Grillo. Venivano additati al pubblico ludibrio dei parlamentari condannati in via definitiva, un tema caro a Grillo. Nel volantino non c'erano solo i nomi, mi sarebbe andato benissimo, ma le foto dei parlamentari: l'effetto era quello del wanted. Un argomento di destra, non di sinistra. Bisogna fare attenzione agli ispettori Callaghan in circolazione: Grillo rischia il populismo reazionario.
DESTRA E SINISTRA
Da dove partire, allora? Dal definire cosa è di destra e cosa di sinistra? e come?
Il panorama politico italiano non aiuta davvero, e il perché di questa constatazione dev’essere il punto di arrivo e non di partenza del ragionamento; non resta allora che rivolgere lo sguardo altrove, dando a questa espressione una connotazione sia di spazio che di tempo. Partendo necessariamente da lontano.
Democrazia è parola greca, come Politica, perché è nella Grecia delle Poleis che si sperimentò il primo Governo del Popolo. Non a caso ciò avvenne a seguito della diffusione del primo sistema di scrittura “facile”: solo se so, perché mi è giunto per iscritto dal passato, che esiste la possibilità di un’organizzazione diversa delle cose, posso pensare che così com’è oggi non mi va bene, e pensare che era meglio prima (pensiero di destra) o immaginare un futuro in cui potrebbe essere meglio (pensiero di sinistra). Se mio padre, e/o lo sciamano, mi dicono che la società è “sempre” stata come la vedo, non mi potrà “mai” venire in mente di volerla diversa.
Ecco quindi riempita la prima riga di una tabella:

argomento/idea

Destra

Sinistra

Progettualità sociale

Ah, quelli si che erano tempi!

Dobbiamo immaginare e costruire un futuro migliore

Si tratta di un quadro molto schematico: bisogna cercare di cooperare mentalmente (come direbbe Umberto Eco) più che confutare il contenuto necessariamente ipersintetico di ciascuna cella. Ma l’appetito viene mangiando: vediamo di aggiungere qualche altra riga….
Il liberismo economico che si impose con la rivoluzione industriale si basava su un convincimento essenziale: che esistesse sempre un equilibrio di piena occupazione della forza lavoro, se tutti gli altri fattori fossero stati lasciati liberi di operare secondo le leggi di mercato. La realtà della crisi economica innescatasi negli USA con il crack del 1929 e presto propagatesi a tutto il mondo capitalista, e gli studi teorici che seppero interpretarla meglio, suggerirono che questo non era vero: era possibile che il livello di equilibrio dei fattori di produzione di un mercato totalmente libero fosse tale da prevedere la miseria dei lavoratori e la disoccupazione. Occorrevano sagaci interventi della mano pubblica: da un lato investimenti produttivi che innescassero effetti moltiplicativi del reddito attraverso anche la crescita della domanda di beni, dall’altro una rete di protezione sociale e previdenza. Il capitalismo fu governato da questi principi “keynesiani” per decenni, fino alla crisi degli anni 70 che vide il riaffermarsi delle idee neoliberiste di Milton Freedman incarnate nella cosiddetta Reaganomics in America e nella politica economica di Margareth Thatcher in Inghilterra. La nostra tabella cresce:

argomento/idea

Destra

Sinistra

Progettualità sociale

Ah, quelli si che erano tempi!

Dobbiamo immaginare e costruire un futuro migliore

Intervento statale nell’economia

Assolutamente no, mai! Le imprese lavorano e lo Stato si limita a vigilare sulla concorrenza.

Si: programmazione pluriennale. Lo Stato detiene vasti settori del mondo produttivo, e investe.

Protezione e previdenza sociale

Chi vuole si tuteli con le assicurazioni private. Non lavora chi non vuole lavorare.

Obbligatoria ed estesa, gratuita per tutte le fasce deboli della popolazione. Sussidi di disoccupazione.

Per sostenere le politiche keynesiane e il welfare state si considerò per la prima volta accettabile il cosiddetto “deficit spending”, cioè che il bilancio dello Stato fosse in perdita, seppure in misura controllata, e si indebitasse per sostenere lo sviluppo economico e la sicurezza sociale attraverso la spesa pubblica. Se era il caso, si poteva favorire il processo attraverso un controllato percorso inflazionistico, cioè attraverso una circolazione monetaria leggermente sbilanciata rispetto al valore dell’economia reale. Traduciamo:

argomento/idea

Destra

Sinistra

Progettualità sociale

Ah, quelli si che erano tempi!

Dobbiamo immaginare e costruire un futuro migliore

Intervento statale nell’economia

Assolutamente no, mai! Le imprese lavorano e lo Stato si limita a vigilare sulla concorrenza.

Si: programmazione pluriennale. Lo Stato detiene vasti settori del mondo produttivo, e investe.

Protezione e previdenza sociale

Chi vuole si tuteli con le assicurazioni private. Non lavora chi non vuole lavorare.

Obbligatoria ed estesa, gratuita per tutte le fasce deboli della popolazione. Sussidi di disoccupazione.

Bilancio dello Stato

Assolutamente in pareggio, costi quel che costi.

Il deficit spending finanzia lo sviluppo economico e la protezione sociale.

Politica monetaria

Tendenzialmente restrittiva. I soldi devono costare il giusto. Al massimo è ammesso (e secondo i neoliberisti è sufficiente ad innescare lo sviluppo) immettere leggerissimamente più moneta di quanto serve.

Tendenzialmente espansiva. Il nemico numero uno è la disoccupazione, non l’inflazione, un cui livello moderato è accettabile e persino auspicabile. Tanto ci sono automatismi a difendere i salari.

Il quadro è già sufficiente, ma aggiungiamo ancora qualcosa. Se progettualità significa anche rottura degli schemi tradizionali, e questi sono rappresentati dall’educazione religiosa, allora questa diventa uno spartiacque formidabile, e dove essa è maggiormente pervasiva, come in Italia, la confusione rischia di essere maggiore. Altrove, dove non c’è mai stata una Democrazia Cristiana a dominare la scena politica per decenni (anche per via di una guerra persa, non dimentichiamolo…), il grado di aderenza ai dettami della Fede è un buon indice di “destrietà”. Con esso, la Sacralità della vita e della Famiglia. E se pensiamo che gli Stati-Nazione hanno radici nella discendenza religiosa della Monarchia, ma anche se non ci pensiamo, se ricordiamo di quale retorica erano pieni i proclami nazionalistici prima e fascisti dopo, ecco il classico trinomio Dio-Patria-Famiglia ricomposto a fare da stella polare. Magari guarnito dalla Giustizia. O no?

argomento/idea

Destra

Sinistra

Progettualità sociale

Ah, quelli si che erano tempi!

Dobbiamo immaginare e costruire un futuro migliore

Intervento statale nell’economia

Assolutamente no, mai! Le imprese lavorano e lo Stato si limita a vigilare sulla concorrenza.

Si: programmazione pluriennale. Lo Stato detiene vasti settori del mondo produttivo, e investe.

Protezione e previdenza sociale

Chi vuole si tuteli con le assicurazioni private. Non lavora chi non vuole lavorare.

Obbligatoria ed estesa, gratuita per tutte le fasce deboli della popolazione. Sussidi di disoccupazione.

Bilancio dello Stato

Assolutamente in pareggio, costi quel che costi.

Il deficit spending finanzia lo sviluppo economico e la protezione sociale.

Politica monetaria

Tendenzialmente restrittiva. I soldi devono costare il giusto. Al massimo è ammesso (e secondo i neoliberisti è sufficiente ad innescare lo sviluppo) immettere leggerissimamente più moneta di quanto serve.

Tendenzialmente espansiva. Il nemico numero uno è la disoccupazione, non l’inflazione, un cui livello moderato è accettabile e persino auspicabile. Tanto ci sono automatismi a difendere i salari.

Laicità dello Stato

La religione fonda e permea lo Stato, ne ispira i principi e le norme.

Lo Stato è laico. La religione è un affare personale.

Organizzazione sociale

L’unità fondamentale della società è la Famiglia di modello cristiano, indissolubile e immutabile.

Sono ammessi modelli alternativi alla famiglia tradizionale

Stato-Nazione

La Patria è sacra. Unica e indivisibile. Fuori gli stranieri. Abbasso l’Unione europea e l’Onu è una pagliacciata. Bene solo alleanze militari contingenti.

Gli Stati/Nazione sono retaggi del passato. Si al multiculturalismo. Si ad entità sovranazionali sempre maggiori. Bene l’UE, ma è solo una tappa intermedia: siamo cittadini del mondo.

Giustizia

I giudici sono i principali custodi della legalità. Chi viola la legge paga caro.

I giudici devono applicare lo spirito più che la lettera delle leggi. Il diritto alla difesa va sempre tutelato, il carcere serve solo in casi estremi, e a rieducare.

ATTENIAMOCI AI FATTI
Guardiamolo adesso, questo schema: da subito appare che persino fenomeni pacificamente considerati di destra come il Nazifascismo in realtà contengano elementi dell’altra colonna. E’ il destino di tutti i tipi ideali, non descrivere se non astrattamente la realtà. Ma se adesso tentiamo di applicarlo agli schieramenti politici di tutti i Paesi del mondo in cui ci siano (già o ancora) libere elezioni, vediamo che in nessun caso come in Italia la confusione regna così sovrana: troviamo nel centrodestra parecchie posizioni che abbiamo catalogato come di sinistra e viceversa.
Qualche esempio:

  • gli antitrust, osteggiati fieramente dalla Casa della libertà, e istituiti e difesi dal centrosinistra;
  • le privatizzazioni, anche dissennate, quasi tutte opera del centrosinistra;
  • le riforme in senso contributivo del sistema pensionistico, volute quasi identiche da entrambe le parti, ma portate a compimento solo dalla sinistra perché può godere dell’appoggio dei sindacati (da ultimo, TFR e previdenza integrativa) mentre la destra quando ci ha provato è stata bloccata da imponenti manifestazioni popolari;
  • da Craxi in poi, al di là delle dichiarazioni di principio, le politiche di indebitamento e deficit spending sono state sempre appannaggio della destra, quelle di risanamento corrente e rientro dal debito della sinistra;
  • le politiche dei redditi, per cui necessita la pace sindacale, e tra queste in primis l’abolizione della scala mobile, sono state possibili solo grazie a un governo di centrosinistra – parimenti dicasi per politiche monetarie restrittive e controllo dell’inflazione;
  • la lotta all’evasione, e il giustizialismo nei confronti degli evasori, in America bandiera del liberismo (24 anni di galera al responsabile dello scandalo Enron, da ultimo, mentre da noi i responsabili di disastri finanziari relativamente maggiori hanno fatto “dentro” al massimo pochi giorni o settimane…), in Italia sono patrimonio esclusivo della sinistra – viceversa si può dire dei condoni fiscali;
  • la lobby cattolica, dopo la dissoluzione della DC, è assolutamente trasversale, e l’incombente minaccia di una sua ricostituzione condiziona il quadro politico – parimenti i laici vivacchiano periferici in entrambi gli schieramenti (qualcuno, come i radicali, saltabeccando dall’uno all’altro), ma sempre facendosi sentire relativamente poco…;
  • Pacs, droga, ed altre questioni “protoetiche” paiono distribuite tra destra e sinistra in maniera più tradizionale, ma solo in apparenza: si scopre infatti, al di là delle dichiarazioni di principio, che all'atto pratico tirate di coca, spinelli, tresche di vario tipo, seconde e terze nozze, sono fenomeni diffusi in maniera ecumenica nell’arco parlamentare;
  • gli eredi della massima espressione di retorica della Patria unica e indivisibile convivono tranquillamente da anni, salvo un breve e perdente periodo di separazione, sotto lo stesso tetto con i teorici del federalismo spinto e i fanatici della secessione nordista;
  • extracomunitari e zingari, fatto salvo un atteggiamento intellettuale di elite profondamente diverso, godono di un’avversione in relazione diretta non all’appartenenza politica ma alla distanza fisica, secondo il sacro principio (che si applica anche a discariche tossiche e treni ad alta velocità) del NIMY, felice acrostico anglosassone che significa Not In My Yard, “non nel mio cortile”;
  • se non si ha memoria del sacro discredito che ha accompagnato per secoli la figura del magistrato nell’immaginario del popolino, basta riascoltare De Andrè e il suo “Un giudice” per averne un’idea: fino a tangentopoli, la magistratura era l’istituzione conservatrice per antonomasia, oggi per almeno metà del paese le “toghe rosse” sono un luogo comune acquisito, per l’altra metà una (troppo spesso l’unica) speranza di cambiamento.
E si potrebbe continuare a lungo. Ma allora, hanno ragione i qualunquisti?!
POVERO SILVIO!
Ancora una volta, se vogliamo risalire alle cause, dobbiamo mettere al centro dell’attenzione il divo Silvio. Con l’avvertenza, però, che non si tratta di una causa prima: a monte ci sono quarant’anni di sistema politico bloccato e di democrazia sotto tutela del vincitore, e ancora più a monte uno spirito intimo nazionale formatosi in secoli di divisione e dominazioni straniere. Ma su questi “motori immobili” non si può agire, o perché risolti o perché risolvibili solo da secoli di pratica di “virtù”. Mentre l’Anomalia Berlusconi, che si è dimostrata operante allo stesso modo, se non di più, dall’opposizione che non dal governo, quella si che si può eliminare. Anzi, visto l’andamento traballante di questa maggioranza, l’occasione, che potrebbe essere l’ultima, va colta senza indugi, fosse anche l’unico punto del programma dell’Unione che si riesce ad attuare. Della cosa, si badi bene, si gioverebbe tutto il Paese, non soltanto il 50 virgola zero qualcosa che viene considerato di sinistra.
Il soggetto, infatti, è l’unico collante non solo della sua coalizione, ma anche della coalizione avversa. Non vogliamo dire “se non ci fosse mai stato”: è inutile, c’è stato, ed ha “sdoganato” riportandola nel quadro istituzionale una destra che altrimenti sarebbe rimasta extraparlamentare per natura (ciò, in sensi diversi, vale sia per AN che per la Lega). Ma oggi – se vogliamo fare un esercizio di fantapolitica – liberandoci di lui avremmo senza dubbio una fase politica di rimescolamento fertile, al termine della quale uno scenario possibile, se non probabile, potrebbe vedere:

  • un bel partitone situato nel centrodestra, con dentro Follini, Casini e tanti moderati ex forzitalioti, ma anche i vari Di Pietro, Dini, qualche margheritino, alcuni moderati di An, e comunque tutti quelli convinti che la legalità il Libero Mercato la Confindustria il risanamento la Patria Dio la Famiglia eccetera eccetera, insomma modello destra francese tedesca o – perché no – spagnola;
  • alla sua destra un più piccolo partito con il resto degli esponenti di An, cui il Partito Conservatore su descritto ricorre quando ne ha bisogno per ragioni elettorali;
  • un bel partitone di ispirazione davvero progressista dall’altra parte, finalmente libero da tutti quei soggetti di destra ma costretti a stare a sinistra dalla presenza di Berlusconi, e finalmente capace di esprimere appieno valori di sinistra come la giustizia sociale, la programmazione, la piena occupazione, la libertà di coscienza, il laicismo, il multiculturalismo, l’internazionalismo, e perché no il francescanesimo, il volontariato, e tutti quei valori che si riconoscono nel cattolicesimo umanitario e popolare;
  • alla sua sinistra un più piccolo partito di ispirazione più decisamente socialista (nell’uso proprio del termine, uso che purtroppo in Italia è stato compromesso dal craxismo), finalmente libero di riaccogliere nel suo seno le istanze “classiste”, per cui vale il discorso fatto per il correlativo di destra.

Ovviamente questa evoluzione andrebbe favorita da un ritorno al maggioritario, meglio se con doppio turno tipo elezioni comunali. E’ vero che non è uno scenario di facile realizzazione: il Caimano ha ancora talmente tanto potere, diretto e di ricatto, che scenari morettiani incombono al solo pensiero di un serio tentativo di estrometterlo dalla vita politica. Ma è più semplice della balzana idea di Grillo di “mandarli tutti a casa”, peraltro pericolosa perché non spiega:

  1. come dovremmo fare
  2. chi metteremmo al loro posto.

Inoltre, visto che il ricambio generazionale auspicato istantaneo dal comico genovese avrà invece comunque tempi lunghi, è auspicabile che le nuove leve vengano fuori in un quadro politico diverso dall’attuale, che se permanesse rischierebbe di perpetuarsi alla prossima generazione (le foto del muscolare Piersilvio a torso nudo danno vita a un preoccupante deja vu) con i politici schierati non più secondo contiguità agli interessi privati di un imprenditore ma finalmente secondo una precisa missione politica. Almeno quasi tutti: gente come Mastella resterebbe sempre a fare da jolly.

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