COSE DA NON CREDERE, IL CENSORE CHE PROCESSA DI NUOVO GALILEO E LAMENTA DI ESSERE CENSURATO

(15.1.08) Docenti e studenti della Facoltà di fisica non vogliono che Papa Ratzinger inauguri giovedì prossimo, 17 gennaio, l'anno accademico dell'Università di Roma. Non gli perdonano di avere pubblicamente elogiato l'operato dei Cardinali che processarono per eresia Galileo e lo costrinsero con le torture e le minacce a rinnegare la sua convinzione che la terra giri intorno al sole. Secondo la Chiesa era il sole che girava intorno alla terra, come affermano chiaramente le Sacre Scritture, e chi osava sostenere il contrario doveva essere processato e torturato finché non si pentiva. E bruciato vivo se perseverava nell'errore. Era un modo un po' drastico di correggere le teste della gente. E l'anziano Galileo, il padre della scienza moderna, lo sperimentò sulla sua pelle: fu costretto a piegarsi e a giurare che la verità era il contrario di quella che lui sosteneva e pensava. Questi tempi sono ormai lontani ma sembra che qualcuno oltre Tevere vorrebbe farli ritornare. E in effetti la mentalità che era alla base di queste forme di aggressione e di oppressione è ancora la stessa. Ancora oggi papa Ratzinger e le alte gerarchie vaticane sono convinti che l'unica verità sia quella "rivelata", di cui naturalmente esistono degli unici interpreti e custodi: loro. E se qualche  scienziato volesse sostenere qualcosa di diverso da questa verità sarebbe fatalmente in errore: va messo al bando, se non si può più processarlo e torturarlo. Dietro la protesta degli scienziati romani non c'è quindi solo la contestazione di un invito del tutto infelice e fuori luogo, c'è lo scontro tra chi vuole affermare la libertà di pensiero e di ricerca e chi vorrebbe negarle in nome di un Pensiero Unico imposto dalle gerarchie superiori, c'è l'eterno conflitto tra tolleranza e intolleranza, tra dogma e ragione.

Sale di tono la querelle nata dalle proteste degli studenti e degli scienziati laici della Sapienza indignati dalla richiesta fatta dal Rettore a Ratzinger di inaugurare con un suo discorso l'anno accademico. L'Osservatore Romano e gli atei devoti hanno parlato subito di censura. In fondo, cosa si rimprovera al papa, solo  di avere scritto quando era cardinale che il processo a Galileo era stato “ragionevole e giusto”.
Ma le colpe di Galileo erano effettivamente gravi: aveva preteso di far prevalere la scienza (che aveva scoperto che la terra gira intorno al sole) sulle Sacre Scritture (che invece assicurano che è il sole a girare mentre la terra sta ferma). Eresia gravissima, perciò, quella di Galileo. E fu più che giusto far venire l'anziano scienziato a Roma – aveva ormai settant'anni – perché fosse messo sotto processo dall'Inquisizione. Ed è stato ragionevole e giusto – visto che tardava a riconoscere il suo errore – sottoporlo a interrogatori spossanti e infine torturarlo con tre tratti di corda. Trattamento – per chi non lo sapesse – che consisteva nel sollevare più volte l’inquisito con una corda legata ai polsi e poi farlo ricadere di colpo senza fargli toccare il suolo.
Per non finire al rogo lo scienziato dovette scrivere sotto dettatura dei Cardinali e leggere ad alta voce davanti ai suoi aguzzini un'abiura – chi vuole può trovarla qua insieme alla sentenza emessa dai Cardinali Inquisitori – che è il documento più infame che uno scienziato abbia mai dovuto sottoscrivere. Ed è appunto questo processo che il sommo Pontefice giudica “ragionevole e giusto”. Perché nella sua mente c'è ancora e sempre la convinzione – lo ha detto anche nella sua ultima enciclica, come ha ricordato un docente di fisica della Sapienza, Carlo Cosmelli – che, "quando la verità scientifica entra in contrasto con la verità rivelata, la prima deve fermarsi”.
E del resto anche il Campus Biomedico di Roma, dove non a caso presta la sua opera la catto-maso Binetti, afferma espressamente che "L'Università intende operare in piena fedeltà al Magistero della Chiesa Cattolica, garante del valido fondamento del sapere umano, poiché l'autentico progresso scientifico non può mai entrare in opposizione con la Fede, giacché la ragione (che ha la capacità di riconoscere la verità) e la fede hanno origine nello stesso Dio, fonte di ogni verità". Più chiaro di così non si potrebbe dire. E si capisce quindi perché questo Papa continui a mettere sotto processo Galileo e tutti gli scienziati che osino seguire le sue orme. E l'unica differenza tra questi che siedono oggi in Vaticano e i cardinali come Bellarmino e Bentivoglio, i grandi persecutori dello scienziato pisano, è che quelli potevano usare la censura e la tortura, questi per nostra fortuna ancora no.
Ma si vede chiaramente che le rimpiangono. Rimpiangono i tempi in cui mettere in discussione la loro parola e i loro dogmi era reato e non solo peccato. Questo Papa non guarda avanti, guarda indietro; non a caso adesso ha cominciato a dire messa voltando la schiena ai fedeli, gesto molto significativo. Che sia stato invitato, proprio lui, a inaugurare l'anno accademico della “Sapienza”, cioè quella che dovrebbe essere la sede e la culla della scienza italiana, non è solo un errore, è un delitto.

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