CARTE, CRESCETE E MOLTIPLICATEVI

articolo

Come ha documentato Contrappunti.info in un precedente articolo, per la carta elettronica ogni ministero e ogni ente vogliono fare per conto loro: la carta come status symbol ed espressione del potere. Risultato, la proliferazione. Finora ne sono nate ben quattro, ciascuna diversa dall’altra e con un suo sponsor. Ma possono diventare molte di più perché ogni ente può farsi (e in parte si sta già facendo) la sua. Gli interessi in gioco sono grandi, stimati tra 400 milioni e un miliardo di euro. E grande anche lo sperpero di denaro pubblico
 
Vediamo quante sono le carte su cui possono contare già da oggi i fortunati cittadini italiani. La prima nata è la CIE, la carta di identità elettronica prodotta dal Poligrafico e destinata a tutti i cittadini italiani in sostituzione di quella cartacea. Ma poi sono arrivate mano a mano la CRS di Formigoni, la CNS di Stanca e, per ultima, la TS di Sogei-Tremonti. Che si apprestava, nelle intenzioni, a cannibalizzare tutte le altre…

1. La CIE Interni-Comuni-Poligrafico
In principio era la CIE, la Carta di identità elettronica promossa nel 2000 dal ministero dell’interno in collaborazione con i comuni. E’ una carta abbastanza complessa e costosa, perché non è solo una carta di memoria ma anche una carta di sicurezza. Non per niente è inquadrata per legge nella categoria “carte valori”.
Produrla costa 13 euro soprattutto perché contiene, oltre a un chip di memoria, anche una banda ottica impiantata su un supporto di policarbonato.
Secondo il Poligrafico è basata sulla stessa tecnologia e ha le stesse garanzie di sicurezza della carta distribuita in Olanda e della Green card americana, che però costano rispettivamente 70 euro e 70 dollari. E’ stampata con speciali inchiostri di sicurezza e con un ologramma tridimensionale che impediscono le falsificazioni. Una volta prodotta la carta viene ceduta ai Comuni che la personalizzano con i dati personali (compresa la foto in formato digitale) del cittadino a cui dovrà essere rilasciata e con altri dati che ritengono opportuno inserire in memoria. La tessera vale anche ai fini di polizia, come certificato elettorale e come documento per l’espatrio all’interno della UE e in altri Stati. Dovrebbe consentire anche di pagare le tasse, prenotare visite mediche e ottenere certificati.
Il Poligrafico fa sapere di avere sino ad ora prodotto 2,5 milioni di carte, un risultato però ancora lontano dal target fissato inizialmente. E’ escluso pertanto che possa essere mantenuto l’obiettivo di distribuirla in tutti i Comuni entro il 2006. I concorrenti affermano, tra l’altro, che oltre a costare di più a causa della banda ottica la CIE richieda anche un tempo molto più lungo per implementarvi i dati.
Da notare, comunque, che nell’operazione CIE non vi sono costi né per lo Stato né per i Comuni, in quanto l’importo della carta viene pagato al Poligrafico dai Comuni con i soldi addebitati ai cittadini per il rilascio della carta (probabilmente i Comuni guadagnano anche una percentuale in questa operazione).
Particolare interessante, nell’estate scorsa si inseriscono nell’affare CIE altri soggetti tramite una newco, la IP (Innovazioni e Progetti) che ha come Presidente Silvano Boroli, amico di Silvio Berlusconi ed ex senatore di FI, e tra gli azionisti il finanziere Livolsi (altro amico di S.B) per il 20%, il Poligrafico per il 30%, le Poste e Finmeccanica con il 15% ciascuna, per un altro 15% la EDS, una società che fa capo all’imprenditore americano Ross Perrot (lo stesso candidatosi tre turni fa alle elezioni per la Presidenza Usa). Il restante 5% appartiene ad altra società americana.
La nuova società, che ha una sponda politica al ministero dell’interno nel sottosegretario Antonio D’Alì di FI (proveniente da una delle più potenti e facoltose famiglie del Trapanese, dovrebbe occuparsi della diffusione/distribuzione della CIE, la cui produzione rimane invece affidata al Poligrafico.

2. La CRS di Formigoni
In Lombardia, tramite Lombardia informatica, Formigoni lancia il progetto CRS – Carta regionale dei servizi – che dovrà coinvolgere a regime 9 milioni di cittadini, 15 ASL, 29 Aziende Ospedaliere e 5 I.R.C.C.S. Pubblici, 150 Presidi Ospedalieri Pubblici 2.500 Farmacie, 8.500 Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta, 150.000 Operatori Sanitari, oltre a 2.500 Enti Erogatori Privati e Socio-Assistenziali.
La carta, la cui distribuzione ha avuto inizio da Lecco, dovrebbe essere utilizzabile per un’ampia serie di operazioni tra cui la denuncia di nascita e morte, il cambio di residenza, il calcolo e la dichiarazione di variazione ICI, il calcolo ISEE, l’autocertificazione, la richiesta di permesso di transito nella ZTL, il voto elettronico a distanza nei Referendum Locali, le iscrizioni all’albo dei presidenti di seggio, la richiesta di assegnazione di case popolari.
Secondo fonti esterne, la carta prodotta dalla Lombardia costa però molto e non consente di utilizzare tutti i servizi promessi (sembra addirittura che a causa della struttura di supporto inadeguata si possa arrugginire il chip). La Lombardia ha presentato la carta al Forum della PA e sta cercando da allora di convincere altre regioni ad adottarla (sembra ci siano contatti abbastanza avanzati in questo senso con la Sicilia e con l’amministrazione provinciale dell’Alto Adige).

3. La CNS di Stanca
Non appena arrivato al ministero dell’innovazione Stanca ha provato a bloccare il progetto della CIE, da lui giudicato eccessivamente macchinoso, e non riuscendovi ha dato vita a una carta alternativa, la CNS (carta nazionale dei servizi), finora utilizzata soprattutto come smart card per le esigenze di identificazione nell’ambito della firma digitale (in questo senso viene prodotta e utilizzata da Infocamere). Sembra comunque che diversi Comuni abbiano cominciato a distribuirla ai cittadini per l’utilizzo di vari tipi di servizi. E’ una carta più semplice della CIE, in quanto dotata di chip ma non di banda ottica. Nelle intenzioni di Stanca dovrebbe funzionare allo stesso tempo come carta di identificazione e carta di servizi.

4. La TS di Tremonti
A fine estate 2003, nell’intento di mettere un freno alla crescita apparentemente inarrestabile della spesa sanitaria e visto che la CIE non è ancora decollata, Tremonti si decide a lanciare – con una norma inserita all’interno di un decreto legge – una nuova carta tutta sua, la tessera sanitaria. L’incarico di produrla e distribuirla, per un costo complessivo di 50 milioni di euro, viene affidato (senza gara) direttamente alla Sogei, la società di gestione dell’anagrafe tributaria, al cui vertice lo stesso Tremonti ha collocato uomini di sua fiducia a cominciare dall’amministratore delegato Aldo Ricci. La Sogei, che nel frattempo sta cercando di allargarsi dal suo caposaldo storico nelle finanze ad altri settori della Pa, si incarica di produrre in tempi brevi una tessera elettronica che possa essere letta da un comune lettore ad uso delle farmacie e dei medici di famiglia e che sostituisca il tradizionale tesserino del codice fiscale e.
Attualmente – informazioni di fonte Sogei – sarebbero state distribuite in 12 Regioni, che entro l’anno dovrebbero arrivare a 14, per un totale di 30 milioni di esemplari. Entro il 31 marzo la distribuzione dovrebbe essere estesa a tutte le regioni esclusa la Lombardia (che rimarrà fuori in quanto continuerà ad utilizzare la sua CRS).
La carta prodotta da Sogei non è però una vera e propria carta elettronica in quanto non dispone di un chip di memoria ma solo di una banda magnetica. E’ semplicemente una carta di identificazione, che servirà a individuare il cittadino che entra in rapporto con il sistema sanitario ma non potrà funzionare come carta di servizi né contenere informazioni utili dal punto di vista sanitario, neppure il gruppo sanguigno e altri dati similari che potrebbero risultare utili nelle situazioni di emergenza. Tanto meno sarebbe in grado di contenere tutte le altre informazioni che dovrebbero essere inserite in una moderna tessera sanitaria, tipo le cartelle cliniche dei ricoveri, i referti dei laboratori di analisi, le prescrizioni del cardiologo o dell’oculista.
E’ quindi un prodotto di tecnologia povera che nasce già obsoleto e che dovrà essere a breve sostituito – se si vogliono rispettare le direttive dei piani di e-government della UE e dello stesso ministero dell’innovazione – con un prodotto dotato di caratteristiche più adeguate.
Quelli che servono a produrlo sono in definitiva soldi buttati, così come sono soldi buttati buona parte di quelli destinati alla progettazione e produzione delle altre carte – ciascuna lanciata e protetta dal suo sponsor politico – che si sovrappongono e si elidono tra loro.

La guerra alla Camera
Un primo tentativo di regolamento di conti tra carte rivali si è sviluppato proprio in questi giorni alla Camera, dove a sorpresa Tremonti era riuscito a inserire nel maxi-emendamento governativo tre commi (585, 586, 587) con i quali il Ministero dell’Economia si appropriava manu militari della carta di identità elettronica e dei suoi ricavati. In particolare: con il comma 585 si “sequestravano”, a beneficio dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, le somme introitate per il rilascio della carta di identità elettronica. Contemporaneamente si disponeva (comma 586) che la “produzione, distribuzione e gestione della carta ed ogni altra attività connessa” dovranno essere realizzate “in analogia a quanto previsto per la Tessera sanitaria” secondo gli indirizzi strategici stabiliti d’intesa tra i Ministeri dell’economia e delle finanze, dell’Interno e il Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie, sentita la Conferenza Stato città e autonomie locali. Infine, con il comma 587, “lo scippo”: per la realizzazione delle attività di produzione, distribuzione e gestione della carta di identità elettronica ed ogni altra attività connessa, il Ministero dell’economia e delle finanze “può avvalersi di una idonea società a totale partecipazione diretta o indiretta dello Stato, scelta in deroga alle norme sulla contabilità generale dello Stato”. E chi potrebbe essere questa società? Ci manca solo che nella legge sia detto, come nei giochi di salotto: “una società con un nome di cinque lettere che comincia per S e finisce con I”. Del resto, con tutte le leggi ad personam di questo governo non si vede perché ci si debba formalizzare più di tanto per una legge “ad personam” di una società. Un nuovo genere di leggi personali, quello nato il 14 dicembre 2005 con il comma 587 del maxi-emendamento, che i futuri storici del diritto chiameranno “ad societatem”.

Sarebbe forse il caso di darsi una calmata…
Il colpo di mano è stato sventato, come contrappunti.info aveva scritto nel precedente articolo, per mano del presidente Casini, che allertato dalla lobby Interni-Comuni-Poligrafico (e certo non è da escludere l’intervento in forme appropriate anche degli amici degli amici presenti nella newco IP) ha fatto ritirare l’emendamento della lobby Tremonti-Sogei. Con l’approvazione, che ha sorpreso un po’ tutti, anche del ministro Stanca.
Ma lo scontro non finisce sicuramente qui. Come abbiamo già detto gli interessi sono grandi (sembra che attorno alle varie carte girino complessivamente, tra appalti e convenzioni, somme stimate tra i 400 milioni e il miliardo di euro) e quindi prima o poi sicuramente lo scontro offrirà altre puntate. C’è da augurarsi che il governo che verrà fuori dalle elezioni si decida a mettere ordine in questa materia. Si scelga una carta – una – e si concentrino le risorse su quella; e con le altre si chiuda. E’ difficile pensare che con questi chiari di luna la finanza pubblica possa permettersi dei lussi così assurdi.

POSCRITTO (30.12.05)
Dopo la pubblicazione di questo articolo è giunta notizia della conclusione di una gara indetta dal Cnipa (su mandato del Ministero di Stanca) per la realizzazione, emissione e gestione di 3 milioni di Carte nazionali dei servizi (CNS), che dovranno consentire ad altrettanti cittadini italiani di usufruire dei servizi di e-government.
Il contratto, in corso di stipula con le società Actalis, Finsiel, Oberthur card systems Italia e Trust Italia, aggiudicatarie della gara, ha una durata di tre anni e un valore economico (riferisce un comunicato) di oltre 50 milioni di euro.

QUANTO COSTA TUTTO CIO’?
Proviamo a fare due conti sul retro di una busta. Entro pochi anni tutti i fortunati cittadini italiani potranno disporre di ben tre tessere: la TS (tessera sanitaria Tremonti-Sogei), la CIE (Carta di identità elettronica Pisanu-Comuni-Poligrafico), la CNS (Carta nazionale dei servizi Stanca-Cnipa). Le CNS costeranno circa 17 euro l’una ("oltre" 50 milioni diviso 3 milioni); assumendo un costo più o meno analogo per la CIE (che in più dispone però di una banda ottica di sicurezza) e un costo di 5-6 euro per la TS (che è sprovvista di micro chip) e considerati gli aumenti che finiscono sempre per subire gli importi degli appalti abbiamo un costo per le tre carte che non sarà sicuramente inferiore ai 40 euro, che moltiplicato per 55 milioni di italiani fa 2 miliardi 200 milioni di euro. Immolati (nella più benevola delle interpretazioni) sull’altare della megalomania dei nostri governanti. (g.f.)

About Contrappunti

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*