BERLUSCONI, LA PROPAGANDA ARRIVA DAL FREDDO. E ISORADIO DIMENTICA LA PAR CONDICIO

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Cos’hanno in comune una multinazionale tedesca come Bofrost e una emittente di stato italiana come Isoradio? Apparentemente nulla. La prima si occupa di vendere surgelati a domicilio, la seconda di offrire notizie aggiornate (o meglio: “aggiornate” con qualche ora di ritardo) sul traffico autostradale. Eppure una cosa hanno in comune, la propaganda elettorale per Berlusconi e il suo partito. Contro tutte le regole

Articolo di Franco Climber

“Ragazzi, pregate Dio che alle prossime elezioni vinca il nostro Cavaliere, perché se vince la sinistra dovremo licenziarvi tutti”. Questo il minaccioso annuncio che i capi area della Bofrost fanno da qualche tempo ai giovani precari dei call center riuniti per il briefing settimanale.

Se cinque ore vi sembran poche…
La Bofrost, multinazionale tedesca leader in Europa per la vendita dei surgelati via telefono o via Internet, sta creando in Italia una vera e propria catena di S.Antonio di lavoratori precari: li assume con contratti di progetto per periodi brevissimi – spesso  anche per soli due mesi – tenendoli costantemente sotto la spada di Damocle: o funzioni o non ti rinnovo il contratto. E i mancati rinnovi sono frequentissimi. Non per niente sul sito della Bofrost è aperta costantemente una finestra per la ricerca di personale, indice di un continuo turn-over.
Le condizioni di lavoro per i fortunati assunti non  sono però esaltanti: nessun compenso fisso, solo il 30 per cento dell’importo dell’ordine, quando arriva. Sembra tanto, ma dopo cinque ore di lavoro e una trentina di telefonate può accadere di tornare a casa stanchi morti e senza aver accumulato neanche un euro di fatturato. Ancora peggio può andare ai ragazzi incaricati di convincere i potenziali clienti ad accettare l’invio per posta del catalogo Bofrost: gli spetta un euro (lordo) per ogni interlocutore telefonico disponibile ad accettare il catalogo, ma solo se l’invio va a buon fine. Cosa non facile.


Il ricatto
Questione di bravura ma anche di fortuna, perchè se la lista delle persone da contattare consegnata a ogni dipendente dal capo area all’inizio del turno contiene nominativi di persone molto anziane oppure residenti nei quartieri alti, e quindi normalmente munite di una colf che si incarica della spesa, la probabilità di trovare clienti per il servizio a domicilio diminuisce notevolmente. Molto dipende quindi dalla scelta del capo-area, che può decidere di dare a chi vuole lui la lista potenzialmente più ricca. E questo privilegio va ovviamente a chi sta nelle grazie del capo, a chi ha ottenuto un miglior risultato oppure ha un approccio migliore con i clienti (i ragazzi sospettano che le telefonate siano ascoltate dai capi area, almeno a campione). Il tutto, se va bene, per circa 500 euro al mese; senza ferie, senza salario se ci si ammala, senza scatti di anzianità, senza prospettive di pensione. E poi al momento delle elezioni arriva anche il ricatto morale: “ricordatevi che se avete questo lavoro lo dovete al nostro Cavaliere e alla legge Biagi: se la sinistra andrà al potere abolirà la legge e resterete disoccupati”. Che la tedesca Bofrost – ormai ramificata in tutta Europa e in continua espansione – non ami molto i sindacati è cosa nota, non per niente tra il 2000 e il 2001 la Corte di Giustizia europea si è dovuta occupare, dandole torto, del suo illegittimo rifiuto di sottostare alle regole di trasparenza sindacale previste per le imprese europee. Ma che in Italia si sia messa addirittura a fare propaganda elettorale, questo sembra un po’ eccessivo.

La dispar condicio
E un po’ eccessivo sembra anche l’entusiasmo propagandistico dell’emittente Rai Isoradio, che già qualche settimana fa, prima che entrasse in vigore la par condicio, si era segnalata per aver ospitato, tra un ingorgo autostradale e l’altro, un’intervista telefonica di Berlusconi durata ben ventiquattro minuti. Ma ecco quanto ci viene segnalato da un nostro lettore:
“Anche stamattina Isoradio, nonostante le censure dell’Authority, ha fatto il suo bel “servizietto” al Cavaliere… Alle 8 in punto si collega con il primo canale Rai per fare sentire “i titoli del Tg1 e la prima notizia”. Caso vuole che nel 90% dei casi la prima notizia riguardi Berlusconi e spesso comprenda una sua dichiarazione citata o registrata. Il problema è che la legge sulla par condicio, oltre che il buon giornalismo, impone di dare spazio subito dopo all’opposizione, cosa che il Tg1 bene o male fa. Ma quella è la “seconda” notizia, e Isoradio – che diamine! – si è data una regola e la rispetta, dopo la prima notizia stacca il collegamento… Fra parentesi, sempre nel 90% abbondante dei casi dopo Berlusconi entra un bel brano musicale d’annata, ingrediente principale peraltro di quasi tutta la programmazione isoradio, ogni tanto inframmezzato da notizie sul traffico quasi sempre tardive: se c’è una coda prima ci vai dentro, dopo senti la notizia per radio”.
Sarebbe interessante sapere quanto costa questo servizio inutile e dannoso, e cosa dice l’Autorità delle telecomunicazioni.

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