ATTENTATI, COMPLOTTI, AVATAR E ALTRE SIMILI BOIATE

Non siamo mai stati dei fan del complottismo, pensiamo, ingenuamente, che la prima repubblica sia caduta per autoconsunzione mista a eccessi di corruzione (qualcosa, insomma, tipo quello che sta succedendo adesso) e non perché i magistrati di Mani Pulite hanno complottato insieme al PCI per abbatterla. Allo stesso modo – altrettanto ingenuamente – non abbiamo creduto alla favola della strage delle Torri Gemelle autoorganizzata da Bush, né crediamo all'autoattentato tramite statuetta autoorganizzato dal nostro Premier. Non perché costui eviterebbe di farlo per motivi etici, figuriamoci, ma per la semplice ragione che un'operazione di questo tipo avrebbe richiesto troppi complici, dallo psicolabile autore del gesto (chi mai potrebbe fidarsene?) ai sette-otto uomini della scorta, dalle infermiere e dai sanitari del pronto soccorso agli specialisti che lo hanno preso in cura e gli hanno messo a posto la dentatura e la faccia. Tutti corrotti, tutti disposti a mantenere il segreto più rigoroso anche con mogli, mariti, amanti, madri, padri, fratelli e sorelle? E in tutto questo giro – a questo punto stiamo parlando di almeno un centinaio di persone – e in tutti questi mesi non si è trovato nessuno poco amico di Berlusconi che ha pensato di dare un colpo di telefono a Santoro per raccontare in diretta la sua sconvolgente verità? Sai che coup de theatre, altro che qualche filmato su You Tube ad uso del popolo della rete. Invece, silenzio assoluto, e si capisce. Visto che Berlusconi è tutto tranne che un idiota, l'ultima cosa che avrebbe fatto è mettersi sotto schiaffo di un sicuro ricatto da parte di una massa così grande di persone. L'uomo di Casoria sa bene, come disse Talleyrand, che un segreto condiviso da due persone non è più un segreto. Se proprio avesse pensato – cosa già opinabile – che gli serviva assolutamente un attentato per rilanciare la sua audience, c'erano sicuramente dei modi meno rischiosi – tipo far esplodere un po' di dinamite nel salotto di Villa Certosa mentre lui era a farsi la barba – che avrebbero richiesto al massimo la complicità di una persona o due  altamente selezionate e avrebbero suscitato altrettanto clamore. Nonostante ciò registriamo, anche da parte di persone tutt'altro che faziose – il nostro amico Nobili è tra queste – una fiducia assoluta nelle tesi del complotto. Non siamo d'accordo con loro ma possiamo capirli. La classe politica che ci governa è talmente spregevole che qualunque sospetto su di essa, anche il più atroce, è più che giustificato.
 
Articolo di Gino Nobili

 


La realtà della politica italiana degli ultimi mesi è desolante, era pessima anche quando ne scrivevo con regolarità ma via via è diventato quasi un dovere civico disinteressarsene. Non è disimpegno, è sospensione del proprio contributo – che nel gioco delle parti dà anche chi è sempre “anti” – ad un gioco che oramai non si può più giocare, e basta, senza per ciò stesso farsi complici di chi ne ha alterato le regole. Silvio Berlusconi ha del commediante di razza i perfetti tempi tecnici: l’attentato ai suoi danni che ha inscenato (o sovrascenato, la sostanza non cambia) esattamente nel momento in cui ne aveva politicamente bisogno è solo l’ultimo episodio di una lunga serie che parte dalla discesa in campo e passa dal discorso del predellino (la cui riuscita, però, sarebbe stata difficile senza l’aiuto decisivo di Uolter Icannot Veltroni). Ho detto inscenato, e quando ho sentito sta cosa non ci credevo nemmeno io, ma visti al rallentatore i filmati di Sky e di Rete 4 (!) non restano dubbi; la loro visione peraltro fa solo da prova ulteriore alle immediate perplessità logiche: quando mai si è vista una scorta che non sgomma via trascinando lo scortato via dalla scena anche contro la sua volontà? da dove spunta – istantaneamente – un fazzoletto nero a coprire la faccia del premier, chi è che porta fazzoletti neri in tasca? come capita che una frattura del setto nasale, ics denti rotti e un taglio allo zigomo ti lascino con la camicia immacolata? com’è che vai in giro per pochi giorni con le fasciature parzialmente fuori posto (lo zigomo ferito è scoperto e immacolato) e poi basta, con un referto del genere? e perché andare a farsi refertare all’ospedale del tuo amico e non al primo pronto soccorso utile? La stessa sensazione la ebbi il giorno 11 settembre del 2001, con le debite proporzioni. Prima i dubbi logici: come cavolo fanno a cadere a velocità libera e perfettamente in verticale dei palazzi alti centinaia di metri? Ok, li hanno colpiti degli aerei, ma ammesso che l’impatto fosse stato in grado di disintegrare i piani interessati, la parte sopra, peraltro inferiore in entrambi i casi rispetto a quella sotto, cadendo avrebbe dovuto andare verso l’area di minor resistenza, cioè uno qualsiasi dei lati o più di uno, ma mai premere sui piani sottostanti integri come la mano di un gigante e alla velocità della forza di gravità. E anche ammesso, la terza torre, di lato, distante decine e decine di metri, non colpita da nessun aereo, com’è che caduta allo stesso modo? E poi, come cavolo hai fatto a trovare dopo poche ore, in un cumulo di macerie dove si è faticato a trovare tutti i cadaveri, dove l’acciaio era inspiegabilmente fuso, i documenti di carta dei presunti terroristi? Poi, dopo i dubbi logici, si cominciano a trovare i riscontri scientifici e le opinioni anche illustri, che dimostrano incontrovertibilmente che la storia che ci hanno raccontato sull’11 settembre è spudoratamente falsa, anche se ovviamente non sono perfettamente in grado di raccontarci una storia alternativa, a parte che le tre torri sono state abbattute mediante demolizione controllata, unica versione compatibile con quanto abbiamo visto. Mi direte: cosa c’entra? Ci arrivo, ci arrivo..
Il mito dell’11 settembre è quello su cui è fondata l’ultima ondata del colonialismo, quella neobellica, cui nemmeno il Nobel per la Pace riesce a sottrarsi (ma vorrebbe?). Ci raccontano una storia, noi ci crediamo, gli confermiamo il nostro “mandato” elettorale, e così diventiamo complici dei loro crimini. Come quando da piccoli ci mascheravano da cowboy dopo averci fatto vedere i film di John Wayne: gli indiani erano i cattivi, e noi i buoni, stop. La storia la scrive chi vince, e la verità viene a galla, se viene, con moooolta calma: Soldato blu (il primo film a raccontare la storia vera) è del 1970, il genocidio era stato completato 80 anni prima. Se Hitler avesse vinto la guerra, oggi maschereremmo i bambini da piccoli Esseesse contro gli ebrei cattivi e forse il primo film che rendesse conto dell’olocausto arriverebbe nel 2025. La storia che racconta Berlusconi, è questo il vero problema, la raccontano anche i suoi presunti oppositori. Non resta che tirarsene fuori, non votare più, dire fate quel che volete ma non in mio nome, questa non è una democrazia, è il vostro regime, a me basta sopravvivere, bontà vostra, e se sarà più a lungo di voi avrò conservato la mia verginità intellettuale e potrò raccontare legittimamente la mia storia, altrimenti scusate ma non sarà un problema mio: i morti se ne fregano di queste cose. Dopo la morte della sinistra per mano veltroniana, il suicidio di Di Pietro tramite l’appoggio al pluriinquisito De Luca è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso di qualsiasi possibilità di partecipazione di chi volesse ancora crederci. La democrazia non è qui, adesso, se c’è mai stata. Non sono andato a vedere Avatar, anche se amici mi dicevano che è bello, anche se su Contrappunti è apparsa una recensione entusiastica; di più, man mano che emergevano dettagli sul plot della storia la mia diffidenza aumentava, eppoi Cameron è ruffiano e non è mai tornato ai livelli di Terminator (Titanic è un polpettone insopportabile, a parte gli effetti speciali), e poi ho visto un solo film in 3D e ne sono uscito con un mal di testa persistente e Avatar visto in 2D non ha senso. Ora mi imbatto in questo articolo di Roberto Quaglia, da leggere attentamente: dimostra lo scopo ultimo di noi lettori compulsivi, trovare finalmente qualcuno che ti spiega le tue idee e te le fa capire (parafrasando a contrario Quelli che… di Enzo Jannacci e Beppe Viola). Insomma, lo scopo dei film come Avatar è catartico: ci identifichiamo coi buoni nella finzione, e così possiamo restare dalla parte dei cattivi nella realtà senza avvertire non dico i sensi di colpa, ma nemmeno la cosa stessa. Anche quelli di noi che credono di essere “progressisti”, insomma, fanno parte dell’opulenta società occidentale che si è arricchita a spese degli altri abitanti del pianeta e delle risorse del pianeta stesso. Ci raccontano una storia, e ce lo fanno scordare, o evitano che ci venga mai in mente. Abbiamo bisogno di boiate, signori, e ce ne forniscono in quantità. Storie per bimbi piccini, al cinema come in politica come nella cronaca che si fa storia. Non crederci, è il primo passo per diventare grandi.

 

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