ANNO ZERO DI SANTORO SPETTACOLO URLANTE DI VOUYERISMO PECORECCIO. MA I VOUYER PURTROPPO SIAMO NOI

(30.10.09) Mille retroscena politici e non, tutti assai tristi, dietro l'affare Marrazzo, a cominciare dalla domanda, banale, su come è possibile che uno a quel livello possa essere stato tanto stupido. A noi Marrazzo non era piaciuto da presidente della regione (lo avremmo rivotato turandoci il naso solo per cercare di evitare il bis delle comunali) come non ci era piaciuto, anche per motivi personali che non stiamo qui a dire, quando pontificava con la sua trasmissione dalle camere di Manda Rai Tre. Ma per pensare che la sua carriera sarebbe finita nelle camere dei trans di via Gradoli facendo crollare con lui, come Sansone, anche l'immagine del partito democratico, ci voleva la sfera di vetro. Perché la cosa più grave che si può rimproverare a questo personaggio è l'aver cercato infantilmente – una volta capito di essere sotto schiaffo, attuale o potenziale, di una sporca dozzina di carabinieri, fotografi, viados, giornalisti, politici – di soffocare l'insoffocabile (perché quando un video è nelle redazioni di certi giornali è come se fosse ormai di dominio pubblico) pensando di poterlo ricomprare (come: con i soldi della regione?) e salvare così la sua posizione familiare, professionale, politica. Adesso la sua storia fa andare a nozze i rimestatori professionali, così come li farà andare a nozze la ricerca di altri trans-fans della politica, che come lui – che diceva fino all'ultimo “è una bufala” – oggi ripetono “è solo fango”. In tutta questa storia passa sotto silenzio il fatto che la Regione Lazio (ma le altre non sono sicuramente da meno) metta in bilancio ogni anno 500.000 euro per le spese di rappresentanza del presidente. Soldi nostri. Che poi rischiano di fare quella fine.
di Gian Carlo Marchesini

 

Da Storace che si bea della battuta di avere finalmente capito il perché lo spazio aperto agli incontri in Parlamento si chiami Transatlantico, all’insistenza petulante e paonazza con cui Santoro chiede a due volonterose giornaliste improvvisate se sono poi riuscite a sapere il nome di quale politico si celi dietro il sontuoso nomignolo di “chiappe d’oro”,  tra interviste genuflesse davanti al verbo incarnato di mastro Corona e mille minuziosi ammaestramenti sui retroscena delle abitudini sessuali dei nostri vip impartiti da trans brasiliane che ricordano vagamente la figura di qualche vecchia zia godereccia e trasgressiva della nostra infanzia, la serata televisiva di Anno Zero dedicata al caso Marrazzo è trascorsa tra ghignate e singulti inverecondi, berciate, evocazioni di sniffate e denunce di soffiate, in un clima tra il ghetto dei minus habens e la lussuria della suburra, finte tirate ipocrite e invidie neanche tanto dissimulate.
Un universo di frustrati che, grazie ai buoni uffici di una maitresse mai così in gongolante forma adenoidea come ieri sera, si è goduta dal ruffiano buco della serratura televisiva le gesta – festini a base di coca ed esotici trans brasiliani! – di quattro scornacchiate divinità del nostro patetico e paesano Olimpo parlamentare romano.
 
Che desolazione, che imbarazzo, che imbarbarimento regressivo collettivo, che pigia pigia di frenetica isteria sudaticcia del “che schifo! però lasciatecelo guardare… -, che messa in scena delle migliori intenzioni di retorica e roboante denuncia a camuffare forse il rammarico di non poterci essere, in un gran svolazzare di bigliettoni (5000 euro!), e botte di assegni (20.000!) e auto blu con autista, e richieste di acquisto del video di Marrazzo senza mutande a botte di 200.000, e il Presidente che chiama per dare paterni consigli, lui sì che se ne intende, e offrire protezione interessata, e i carabinieri mostrati come figuranti di scena, incrocio tra energumeni malavitosi e il gatto e la volpe.  
Ragazzi, che gran bordello sta diventando un Paese i cui gruppi dirigenti, consapevoli di essere oramai alla frutta e allo sbando, giocano la carta estrema di imbrattare di merda tutto e tutti, nella speranza che, a tratti somatici universalmente travisati, sia possibile farla franca.
 
Il peggio è che una trasmissione come Anno Zero – ma si tratta solo di esempio della tendenza e dell’andazzo – da una antica e rispettabile vocazione alla controinformazione e alla denuncia, per libidine di spettacolo e audience, per delirio di irrefrenabile onnipotenza, si è trasformata in una fonte istigatrice al massacro, in leva e ventilatore specializzati nella distribuzione uniforme di escrementi che i lati B  dei vip mai come in questo periodo generosamente producono. Spegnere il televisore, mettere la musica giusta, aprire a caso un libro. E poi, dopo una buona tisana, farsi una bella dormita. Dovrà pur passare la nottata.

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